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213209116 ebef747b 31cf 42f7 986e dd706a5d3dba - Sospesa l’esecuzione. L’Europa preme sull’Iran per salvare Djalali

C’è una finestra di tempo per negoziare. L’esecuzione di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano-svedese condannato a morte in Iran per spionaggio, è stata rinviata, dopo ore di intense trattative diplomatiche. Martedì, intorno alle 2 del pomeriggio, l’avvocato iraniano di Djalali, Halale Mousavian, aveva ricevuto improvvisamente la notizia che il ricercatore sarebbe stato trasferito alla prigione di Rajai Shahr, a Karaj “per scontare la sua condanna a morte”.

Ieri mattina, il legale è tornato in tribunale a Teheran e poco dopo ha informato la moglie Vida Mehrannia che l’esecuzione era stata sospesa. “È stata rinviata, non sappiamo per quanti giorni, ma se va a Karaj non torna più indietro. Solo la diplomazia ad alti livelli può aiutare Ahmad”, ci dice Mehrannia.

Da quando Djalali è stato messo in isolamento nel carcere di Evin, la scorsa settimana, e sono cominciate a circolare le notizie di una esecuzione imminente, la pressione diplomatica si è intensificata.

Il ministro degli Esteri svedese Ann Linde ha avuto contatti telefonici con il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, e ha chiesto che il caso venga riesaminato. Ieri con Zarif ha parlato anche Sophie Wilmès, vice premier e ministro degli Esteri belga. Ufficialmente di “questioni consolari”. Il Belgio è coinvolto nei negoziati con Teheran perché “Ahmad lavora anche all’università belga, la Vrije Universiteit di Bruxelles, che sta seguendo con molta attenzione la situazione”, spiega sua moglie. Il quotidiano britannico The Guardian riporta l’ipotesi che la “minaccia di un’esecuzione di Djalali potesse essere collegata al processo in Belgio di un diplomatico iraniano”.

Si tratta di Assadollah Assadi, funzionario di alto grado all’ambasciata iraniana a Vienna che è sotto processo ad Anversa con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione di un attentato, poi sventato, contro il Consiglio nazionale di resistenza iraniano, un organo che racchiude diverse sigle dell’opposizione iraniana all’estero. Non ci sono però conferme che il caso Assadi sia in qualche modo oggetto di negoziati tra il Belgio, la Svezia e l’Iran.

Djalali era stato arrestato nell’aprile 2016 a Teheran e condannato a morte l’anno dopo – con sentenza dell’alta corte iraniana, l’organo più alto di giudizio – perché avrebbe fornito all’intelligence israeliana informazioni su alcuni responsabili del programma nucleare iraniano. Diversi anni prima del suo arresto, tra il 2010 e il 2012, quattro scienziati nucleari iraniani sono stati uccisi in assassini mirati per i quali Teheran ha attribuito la responsabilità a Israele. Venerdì scorso è stato assassinato in un’imboscata lo scienziato nucleare Mohsen Fakhrizadeh, per l’Iran c’è di nuovo la mano del Mossad.

Djalali ha sempre respinto le accuse e due anni fa dal carcere riuscì a far uscire la sua versione su quella che era stata presentata dalla tv di Stato iraniana come una sua confessione: è falsa, raccontò, un video manipolato. Per Amnesty International il processo contro di lui è stato smaccatamente iniquo e senza garanzie di difesa.

Djalali ha lavorato a lungo con l’università del Piemonte orientale e ieri del suo caso ha parlato anche il ministero degli Esteri italiano, con un “appello alle autorità iraniane affinché desistano dall’esecuzione della condanna”. L’Italia sostiene da tempo una moratoria globale sulla pena di morte.
 

Fonte: Repubblica

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