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sospeso il medico che dirige il cara di crotone e accusato di aver parlato del ragazzo con hiv rinchiuso nel centro - Sospeso il medico che dirige il Cara di Crotone. E' accusato di aver parlato del ragazzo con Hiv rinchiuso nel centro

Quello che avviene nel Cara di Crotone deve rimanere nel Cara di Crotone. E basta essere sospettati di aver rivelato cosa succeda dietro quelle mura per essere puniti, allontanati, impossibilitati ad accedere alla struttura. È successo al dottore Orlando Amodeo, ex dirigente medico della Polizia e fino al 20 luglio scorso direttore sanitario del centro, sospeso dall’incarico con tanto di ordine di servizio ufficiale firmato da Marco Olivari, che per la Croce rossa italiana gestisce il centro d’accoglienza.

Motivo? Il dottore Orlando è sospettato di aver fornito “informazioni riservate” sulla kafkiana vicenda di Abbas Mian Nadeem, il ragazzo pakistano, da anni residente in Italia e gravemente malato, finito per motivi ancora da chiarire al Cara insieme ad 11 migranti sbarcati da qualche giorno in Calabria e per questo obbligati alla quarantena. Un incubo per Abbas, sieropositivo e affetto da epatite B e C, che lui stesso, terrorizzato da un potenziale contagio da Covid che per lui sarebbe fatale, ha denunciato con audio e video diffusi da Repubblica nei giorni scorsi. Al Cara la cosa evidentemente non è stata gradita. Sebbene l’inchiesta antimafia Johnny abbia sfrattato il clan Arena dal centro di accoglienza e richiedenti asilo che gestiva fino a qualche anno fa e adesso il Centro sia stato affidato alla Croce rossa, la regola del silenzio sembra essere rimasta immutata. Al dottore Orlando è bastato essere sospettato di averla violata per ritrovarsi fuori dalla porta, con tanto di provvedimento ufficiale.

Sempre in prima linea non solo in occasione di sbarchi, ma anche durante delicatissimi blitz per la cattura di pericolosi latitanti dal grilletto facile, come nel caso dei boss pluriomicidi Giuseppe Crea e Giuseppe Ferraro, il dottore Orlando è in quiescenza dopo 35 anni da dirigente medico della polizia. Ma non per questo ha svestito il camice. Essere medico – ha spiegato spesso parlando con la stampa – non è lavoro è servizio.  Da volontario, presta la sua opera di medico al Cara da quando la struttura è stata liberata dall’influenza dei clan che si nascondevano dietro le Misericordie di don Scordio, per questo di recente condannato a 14 anni di carcere per mafia. E anche a causa del sensibile ridimensionamento del personale, il suo lavoro –gratuito, appassionato, senza ferie, né riposi, né rimborsi – è sempre più necessario nella struttura in cui convergono gran parte dei migranti sbarcati nel Sud Italia. In pieno lockdown è stato lui ad aiutare una donna a superare un parto prematuro, riuscendo persino a salvare il bambino che quella notte aveva fretta di nascere. Ma secondo la Croce Rossa e il suo funzionario in missione in Calabria, Marco Olivari, il dottore ha violato la regola del silenzio. E questo basta non solo per fare a meno di lui e del suo lavoro, ma anche per impedirgli l’accesso al campo.Fonte: Repubblica

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