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094554075 2ad5bf72 0ffc 4c8d 818a 1a522dfb8e08 - Spagna, arrestato il rapper Hasel barricato all'università di Lleida

BARCELLONA – “E ora vengano a prendermi”. Per dare ancora maggiore risonanza al suo caso, che già da giorni sta facendo molto discutere non solo in Spagna ma anche all’estero, il rapper Pablo Hasel si è barricato da ieri mattina nell’edificio del rettorato dell’Università di Lleida, la sua città, capoluogo di una delle quattro pronvince catalane. Così è stato: nelle prime ore della mattina oggi la polizia ha lanciato un’operazione per catturarlo e lo ha portato in cella.

Hasel sarebbe dovuto entrare spontaneamente in carcere entro le 8 di sera di venerdì scorso, per scontare una condanna a nove mesi per “esaltazione del terrorismo” e “ingiurie alla corona” contenute, secondo i giudici, nelle sue canzoni e nei commenti postati su Twitter. Ma non si è presentato. Da allora attende che i Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, vadano a “sequestrarlo”, come definisce il suo possibile arresto, dopo che la Audiencia Nacional – il tribunale con sede a Madrid e giurisdizione su tutto il territorio spagnolo e che si occupa di tutti i reati in qualche modo connessi al terrorismo – avrà emesso il mandato di cattura. “Sarebbe un’umiliazione indegna presentarmi spontaneamente di fronte a una sentenza così ingiusta”, ha spiegato ai suoi oltre 120mila follower su Twitter.

Oltre che per il contenuto dei suoi messaggi sui social, il rapper 32enne – Pau Rivadulla è il suo vero nome – è stato condannato anche per il testo della canzone “Juan Carlos el Bobón”: tolta la “r” della casata regnante, significa “lo sciocco”. Ma proprio nel giorno in cui sarebbe dovuto entrare in cella (la pena di 9 mesi non dovrebbe comportare l’arresto, ma Hasel aveva già una condanna precedente a due anni per reati simili) il musicista in tono di sfida ha lanciato un nuovo videoclip con una canzone contro il re, questa volta Felipe VI, il sovrano in carica. Subito un grande successo, con più di 200mila visualizzazioni su YouTube. Il video comincia con una dichiarazione fatta dal re durante la consegna dei premi di giornalismo alla Asociación de la Prensa di Madrid: “Non c’è alcun dubbio che, senza libertà d’espressione e d’informazione, non c’è democrazia”. E allora Hasel si riprende la sua libertà: “Senti tiranno, non ce n’è solo per tuo padre. Che il grido repubblicano trapani il tuo timpano. Amo l’oppresso, odio il regno oppressore”.

La notizia dell’imminente arresto di Hasel aveva provocato già una settimana fa, la mobilitazione immediata di oltre duecento personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, con un manifesto firmato tra gli altri da Pedro Almodóvar, Javier Bardem, Joan Manuel Serrat, Luis Tosar, ma anche dal rapper Valtonyc, fuggito in Belgio dove attende una decisione dei giudici sulla sua possibile estradizione: la Spagna reclama la sua consegna sempre per il reato di ingiurie alla corona.

Esplosa la mina in piena campagna elettorale per il voto in Catalogna, anche il governo di Pedro Sánchez si è sentito in dovere di reagire immediatamente. E ha promesso di eliminare al più presto le condanne a pene di carcere per i reati legati alla libertà di espressione. Gli “eccessi verbali” che vengano commessi nel contesto di manifestazioni artistiche, culturali resteranno esclusi dal castigo penale. Il codice non dovrebbe più perseguire l’esaltazione del terrorismo (un reato che era stato creato apposta per colpire i fiancheggiatori dell’Eta, ma il terrorismo basco non c’è più), le ingiurie alla corona e le offese al sentimento religioso.

Ma la riforma non c’è ancora. E la sentenza contro Hasel, a meno di clamorosi ripensamenti, dovrebbe essere applicata. Per questo il rapper invita a proseguire la mobilitazione. “Sono qui all’università con un gruppo di sostenitori. Dovranno farla saltare in aria per arrestarmi”, ha twittato ieri mattina. 

Fonte: Repubblica

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