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La lunga mano dei cyber-agenti russi sta di nuovo tentando di influenzare la politica interna americana: questa volta, creando e rilanciando la diffusione di notizie false legate al virus. Lo sostengono all’agenzia di stampa Ap alcune fonti governative americane. Secondo cui nelle scorse settimane sono stati identificati due sospetti agenti dell’intelligence militare russa. Uomini del famigerato Gru, ovvero il “direttorato generale d’intelligence”. Quel servizio segreto militare che nel 2016 fu coinvolto nell’hackeraggio dei computer del Comitato democratico nel pieno della campagna presidenziale, comprese le mail private di Hillary Clinton e altri big del partito democratico, diffuse da WikiLeaks poco prima delle elezioni poi vinte da Donald Trump. 

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Fra fine maggio e i primi di luglio le due persone identificate (ma di cui non sono stati resi pubblici i nomi) avrebbero utilizzato almeno tre siti di lingua inglese per spargere menzogne, cercando di acuire la confusione e la disinformazione all’interno degli Stati Uniti. Quei siti sono gestiti da un’agenzia di stampa russa regolarmente registrata: la InfoRos: appunto responsabile di InfoRos.ru, Infobrics.org e OneWorld.press. Su queste piattaforme sono transitati almeno 150 articoli dove si faceva propaganda “anti-occidentale” – così l’hanno definita i funzionari americani – con titoli come: “La Russia aiuta gli americani nella lotta al Covid 19”. E si amplificavano pure le accuse cinesi, secondo cui il virus sarebbe un’arma batteriologica, sì, ma costruita in America con articoli ben scritti e a loro modo, informati, sia pure in maniera fuorviante. 
 
Le fonti, che hanno parlato anonimamente con i giornalisti, hanno detto di voler sciogliere il riserbo sulle indagini per mantenere alto l’allarme sul pericolo di interferenze russe nelle presidenziali 2020. D’altronde, oltre al coronavirus, ci sono altri argomenti che, se ben manipolati, si prestano a dividere ulteriormente il paese: su tutti, la protesta contro la polizia che da due mesi si sussegue in molte città degli Stati Uniti, in seguito alla morte violenta dell’afroamericano George Floyd. 
 Fonte: Repubblica

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