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NEW YORK – False prove di vaccinazione per aggirare le restrizioni ai non vaccinati, sempre più pressanti in alcuni Stati americani. Negli Stati Uniti dove sempre più scuole e posti di lavoro chiedono prova di vaccinazione ai dipendenti – tanto più dopo la svolta del presidente Joe Biden che la settimana scorsa ha imposto l’obbligo di immunizzazione a tutti i lavoratori federali, chiedendo pure alle aziende private di adeguarsi (ma molte lo avevano già fatto autonomamente) – si fa strada un nuovo mercato. Nero, s’intende.

Carte false acquistabili online e sui social a prezzi che oscillano fra i 50 e i 250 dollari. Un fenomeno nuovo che lì dove i controlli sono più rigidi comincia davvero a preoccupare le autorità. Anche per questo alcuni stati stanno lanciando i loro pass vaccinali elettronici, come ha fatto New York dove la prova di vaccino è ormai obbligatoria per ogni attività al chiuso, compreso l’ingresso nei ristoranti, nei cinema, nella palestre e ai concerti.

I documenti elettronici sono infatti più difficilmente alterabili: perché i dati di quelle app vengono scaricati direttamente dal sistema centrale del Dipartimento di Sanità. Sebbene per qualche centinaia di dollari si trovano perfino medici o infermieri che pur di arrotondare sono disposti ad aggiungere i dati di chi preferisce spendere pur di non sottoporsi al vaccino totalmente gratuito.  

Le autorità sono dunque all’erta: e a quanto pare le contraffazioni sono piuttosto facili da identificare. Nei giorni scorsi già 13 persone sono state fermate a New York perché in possesso di documenti alterati. In California è stato invece il proprietario di un bar ad essere arrestato per aver venduto prove di vaccinazione finte, alla davvero modica cifra di 20 dollari l’una.

In carcere è finita pure Jasmine Clifford, una donna del New Jersey il cui pseudonimo online era “AntiVaxMomma” che era già riuscita a vendere attraverso il suo account Instagram – praticamente alla luce del sole – almeno 300 tessere false a duecento dollari l’una. Fra i suoi clienti, si è scoperto, pure personale di ospedali e case di cura.

Un’altra donna, Nadayza Barkley, di Bellport, Long Island, ha approfittato invece del suo ruolo di segretaria in una clinica, per inserire nel database dei vaccinati almeno 10 nomi dopo essersi fatta lautamente pagare.  

A quanto pare, molti degli acquirenti nemmeno si rendono conto della gravità del reato: tanto che il leader della maggioranza dem al Senato Chuck Schumer ha invitato le autorità a organizzare una campagna per mettere in luce i rischi: chiarendo che sia chi forgia certi documenti che poi chi li usa rischia di finire per un bel po’ in un carcere federale.  

Più complicato è invece identificare questo tipo di truffe nel dark web dove ci si affida ad hacker ben più raffinati. Ma i rischi che si corrono comunicando i propri dati strettamente personali sono maggiori. Da truffatori ci si può ritrovare facilmente truffati.

Fonte: Repubblica

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