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161948892 601947ac f48e 4152 89e7 72933c8cd480 - Stati Uniti, l'intervento di Sadiq Khan: "L'attacco al Campidoglio è un segnale d'allarme per tutte le democrazie"

Gli eventi a cui abbiamo assistito nel Campidoglio, la sede del Congresso americano a Washington, sono stati sconvolgenti, ma purtroppo non sorprendenti. Sì, il presidente Donald Trump ha incitato una teppa fascista a cercare di rovesciare con la violenza l’esito legittimo di un’elezione democratica, ma questa è stata la conseguenza, tragica quanto inevitabile, del movimento di estrema destra costruito e incoraggiato dal presidente negli ultimi cinque anni.

Molti, in tutto il mondo, ammonivano da tempo che le cose sarebbero potute andare a finire in questo modo, se non peggio. Trump ha seguito la falsariga dei dittatori e degli autocrati fascisti che presero il potere negli anni 30 e 40 del secolo scorso.

Trump ha messo i suoi cittadini gli uni contro gli altri. Ha sfruttato cinicamente sofferenze economiche reali. Ha mentito per alimentare paure verso gli altri, i diversi. Ha negato fatti scientifici elementari sull’epidemia di covid-19 e ha rifiutato di agire per salvare vite umane e posti di lavoro. Ha separato dei bambini dai loro genitori. Ha usato la religione delle persone come ragione per vietare loro l’ingresso negli Stati Uniti. Ha messo sullo stesso piano razzisti di estrema destra e dimostranti antirazzisti. Ha denigrato le donne e negato a molte il diritto di scegliere che cosa fare con il loro corpo.

E ha anche minato e delegittimato i pilastri fondamentali della democrazia: l’uguaglianza di fronte alla legge, la libertà di stampa, l’indipendenza del sistema giudiziario e alla fine perfino le elezioni stesse.

La cosa tragica è che gli ammonimenti sono stati deliberatamente ignorati da troppi politici, commentatori e osservatori teoricamente moderati, di ogni parte del mondo, anche qui nel Regno Unito. Alcuni hanno intravisto avidamente un’opportunità per la loro carriera personale, che giudicavano più importante della salute a lungo termine della democrazia. Altri erano semplicemente troppo spaventati dalle conseguenze che avrebbe avuto fare la cosa giusta e sfidare l’orrore dei nuovi movimenti populisti e nativisti generati da Trump.

Tutte queste considerazioni sono chiaramente applicabili al Partito repubblicano negli Stati Uniti, dalla leadership parlamentare in giù, con un numero troppo ridotto di eccezioni rilevanti. In troppi sono rimasti in disparte senza fare niente mentre Trump saliva al potere e restituiva coraggio ai nazionalisti bianchi. Il Partito repubblicano ora dovrà affrontare un’autentica resa dei conti per quello che ha consentito.

Sono applicabili anche al Partito conservatore nel Regno Unito. Qualunque cosa dicano oggi, la verità è che gli esponenti più importanti dei tories avevano fatto a gara ad adulare Trump. Boris Johnson, Michael Gove, Priti Patel, Dominic Raab e altri avevano esplicitamente collegato il loro progetto politico al suo, non solo facilitando una visita di Stato chiaramente inappropriata nel Regno Unito, ma stringenti legami stretti fra il loro partito e il movimento di Trump. Questa compiacenza non sarà dimenticata, nonostante i tardivi sforzi in extremis di prendere le distanze dal presidente uscente.

Gli eventi degli Stati Uniti ora devono costituire una scossa per le democrazie di tutto il mondo. Nulla ci può garantire che altre democrazie si riveleranno altrettanto robuste di quella statunitense, soprattutto considerando che alcuni Paesi probabilmente subiranno conseguenze economiche terribili a causa della pandemia, condizioni che, come la storia ci insegna, sono ideali per l’ascesa del fascismo.

La sconfitta di Donald Trump non significa la fine della sua ideologia politica di estrema destra. Più di 74 milioni di persone hanno votato per lui a novembre. Viktor Orbán in Ungheria, Jair Bolsonaro in Brasile, Recep Tayyip Erdogan in Turchia, Matteo Salvini in Italia, Andrzej Duda in Polonia e altri sono dello stesso stampo, così come un gruppo sempre più nutrito a margine del movimento per la Brexit.

Grazie al cielo, il presidente eletto Joe Biden ha dimostrato che politici democratici di buon senso, capaci di superare le divisioni politiche, sono in grado di unire le persone nel rigetto di questa forma di populismo nativista di estrema destra.

Le persone, sia a destra che a sinistra, non devono mostrare la minima esitazione nel contestare il razzismo e la discriminazione, non devono aver paura di alzare la voce per proteggere tutti i gruppi minoritari, promuovendo al tempo stesso l’uguaglianza e dedicandosi instancabilmente ad affrontare le disuguaglianze economiche e la mancanza di opportunità, che creano un terreno fertile per l’estrema destra, problemi che diventeranno ancora più drammatici dopo la pandemia.

Dobbiamo raccontare storie patriottiche realmente inclusive sulla nostra identità nazionale, storie che dimostrino l’autentica diversità sia della nostra tradizione storica che delle società moderne. E dobbiamo dire con chiarezza che fare compromessi con lo schieramento politico opposto non è sempre una cosa negativa. A volte, è essenziale per la salute della democrazia.

Per quanto scioccante, l’attacco al Campidoglio non è stato l’evento più significativo della politica americana la scorsa settimana. Dobbiamo andare a guardare gli eventi positivi, come la certificazione della vittoria di Joe Biden e Kamala Harris, l’elezione del primo senatore ebreo di sempre in Georgia e del primo senatore democratico nero mai eletto da uno Stato del Sud degli Stati Uniti. Sono avvenimenti che ci mostrano la strada da seguire. Ora sta al resto del mondo raccogliere il testimone, per cercare di ricostruire e rafforzare le nostre democrazie dopo la pandemia.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

Fonte: Repubblica

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