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“NELLA mia vita ho combattuto ogni sorta di battaglia e non ho mai avuto paura di perdere. Ma quella contro il tumore è diversa da tutte le altre”. L’icona dei diritti civili John Lewis ha perso stanotte la sua ultima sfida: la lotta contro il tumore al pancreas scoperto lo scorso dicembre, che se lo è portato via, in appena sei mesi. Aveva 80 anni, 60 dei quali passati a combattere per i diritti degli afroamericani in America.

Deputato della Georgia per 15 legislature, da sempre eletto con percentuali al di sopra del 70 per cento, col suo impegno ha contribuito a scrivere mezzo secolo di storia americana.

Era nato a Troy, Alabama nel 1940. A fine anni Cinquanta era diventato il più giovane presidente del Coordinamento degli studenti non violenti. Fu poi oratore di quella marcia di Washington del 1963 dove Martin Luther King pronunciò il celebre I have a dream.

Fu uno dei Big Six, gli organizzatori dell’altra celebre marcia, quella di Selma che con le sue violenze mise il razzismo d’America sotto gli occhi di tutti. Il pestaggio sull’Edmund Pettus Bridge avvenne infatti sotto gli occhi delle telecamere, convincendo il presidente Lyndon Johnson, succeduto a JFK, a firmare quel Voting Rights Act, che facilitò l’accesso al voto dei neri.

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Lewis, che quella storia l’aveva raccontata all’infinito, nel 2017 volle ribadirla ancora ai ragazzi: con una trilogia a fumetti intitolata appunto March, marcia, vincitrice di numerosissimi premi, compreso quell’Eisner Award considerato l’Oscar del settore.

stati uniti morto john lewis icona diritti civili marcio con luther king 1 - Stati Uniti, morto John Lewis: icona diritti civili, marciò con Luther King

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Per il suo impegno che lo aveva fatto finire spesso in carcere – o in ospedale – Barack Obama lo aveva insignito della Presidential Medal of Freedom del 2011, la più alta onorificenza della Casa Bianca.

Negli ultimi anni, non si dava pace per l’astensionismo crescente fra gli afroamericani. E lo ripeteva spesso su Twitter: “Mi hanno picchiato, arrestato 40 volte, ho amici morti per i diritti di ciascuno. Fate la vostra parte. Votate come non avete mai votato prima” aveva scritto nel 2018.

La sua ultima apparizione pubblica, lo scorso giugno, è stata al fianco della sindaca di Washington Muriel Bowser, il giorno che questa scelse di rinominare una porzione della 16esima strada, proprio vicino alla Casa Bianca, “Black Lives Matter Plaza”. Quel gesto gli aveva scatenato contro l’ira di Trump, spesso critico nei suoi confronti.

La Speaker democratica, Nancy Pelosi, ne ha annunciato la morte ricordandolo come “un gigante del movimento dei diritti civili la cui bontà, fede e coraggio hanno trasformato la nazione”. Sottolineando che al Congresso era “rispettato ed amato” dall’intero Congresso nel quale aveva lavorato 30 anni: “Ogni giorno della vita di Lewis è stato dedicato ad ottenere libertà e giustizia per tutti”.

Fonte: Repubblica

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