Condividi:

stati uniti storica sentenza della corte suprema meta oklahoma e riserva dei nativi indiani - Stati Uniti, storica sentenza della Corte suprema: metà Oklahoma è riserva dei nativi indiani

NEW YORK – Mentre migliaia di attivisti si mobilitano per abbattere in tutti gli Stati Uniti le statue di Cristoforo Colombo, accusato di genocidio dei nativi indiani, cinque anziani giudici, senza lasciare il loro scranno alla Corte Suprema, hanno preso una decisione storica che restituisce l’onore alle antiche tribù. Con una votazione di 5 a 4, i giudici hanno stabilito che gran parte dell’Oklahoma orientale, territorio in cui vivono quasi due milioni di persone, di cui solo una parte nativi, deve essere considerata riserva indiana a tutti gli effetti, con autonomia giudiziaria, politica e fiscale. I reati commessi dentro i confini non possono essere giudicati da una corte statale, ma solo da quella federale o tribale. In pratica la Nazione Muscogee Creek, circondata da tribù Cherokee, Seminole, Cheyenne, Chocktaw e Chickasaw, è come se fosse da ieri una specie di cinquantunesimo stato, autonomo e sovrano.

Quando tre settimane fa Donald Trump andò a Tulsa per un comizio, pensava di trovarsi in Oklahoma, invece era in uno stato indiano. E così i seimila trumpiani nell’arena semivuota che gridavano “America First”. First, ma non lì. Quella che è considerata la più grande vittoriale legale della Nazione Creek è nata dal ricorso fatto da un anziano della tribù Seminole, Jimcy McGirt, condannato all’ergastolo dalla corte dell’Oklahoma per una violenza sessuale commessa nel ’96 su un minorenne. Quando il nativo indiano – di cui circola una foto da ergastolano, capelli bianchi raccolti a crocchia, occhi a fessura, vestito arancione – ha fatto ricorso, sostenendo che non poteva essere giudicato da una corte statale, nessuno lo aveva preso sul serio. I media avevano liquidato la notizia in poche righe. McGirt sosteneva che in base al trattato firmato nel 1833, alla Creek Nation era stata riconosciuta la “casa permanente”. Solo il Congresso avrebbe potuto porre fine al trattato, ma non ha mai affrontato l’argomento, neanche dopo la nascita dello stato dell’Oklahoma. A dicembre la Corte Suprema aveva deciso di discutere il caso, ma anche allora nessuno aveva dato peso alla vicenda.

Per la maggior parte degli americani i nativi indiani sono vecchi ubriaconi che vivono nei camper e al massimo ricompaiono nei film di Quentin Tarantino. In realtà sono società organizzate. Quella Muscogee Creek è una delle più sofisticate, con 3500 anni di storia, parlamento, sistema giudiziario e scolastico, la capitale Okmulgee, due college, tre ospedali, un apparato amministrativo con 2 mila impiegati. L’economia gira attorno al business dei Casinò: il più importante è il River Spirit Resort, a Tulsa, con hotel lusso da 483 camere, 27 negozi, centro convegni, arena da 2500 posti. I nomi dei nativi non sono Aquila Rossa o Geronimo, ma gli americanissimi Allie Reynolds, che giocò a baseball con i Cleveland Indians, Jack Jacobs, campione di football, e Ernest Childers, tenente colonnello dell’esercito americano, primo nativo medaglia d’onore nella Seconda Guerra mondiale.

Il moderato Neil Gorsuch, considerato un testualista, cioè uno che si attiene solo al valore della parola scritta, ha redatto l’”opinione” a favore dei Muscogee: “Oggi ci viene chiesto se i territori rimangono una riserva indiana come promesso dai trattati. Il Congresso non ha mai stabilito altro, dunque il Governo deve attenersi alla parola data”. Il presidente della Corte, John Roberts, aveva sostenuto che la sentenza avrebbe “messo a rischio numerose condanne ottenute dallo stato, nonché la possibilità di perseguire reati seri in futuro”. A favore del documento di Gorsuch hanno votato i quattro giudici liberal, decretandone l’approvazione. Per la Corte a maggioranza repubblicana, questa è una nuova sentenza liberale, dopo quelle recenti che hanno riconosciuto i diritti ai giovani immigrati clandestini, gay e transgender. Gli effetti non riguarderanno solo l’anziano nativo indiano, ma altri ottomila condannati che verranno, probabilmente, scarcerati. “Per molti sarà libertà piena – sostiene il procuratore David Slane – perché nel frattempo i testimoni sono morti e non ci sarà nuovo processo”. Ma McGirt potrebbe non godere a lungo dei frutti della storica vittoria: la Nazione Muscogee Creek ha garantito che il seminole verrà giudicato dai giudici della corte tribale. 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Rispondi

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy