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BOLOGNA – “Eh… intanto lui ha i soldi”. Lui era Giusva Fioravanti, almeno secondo Carlo Maria Maggi. Le parole sono in un’intercettazione ambientale fatta nella casa dell’ex leader di Ordine Nuovo e l’argomento della conversazione, la sera del 18 gennaio 1996, a cena, era la Strage di Bologna. La trascrizione del dialogo tra Maggi e il figlio Marco, visionata dall’ANSA, è agli atti della nuova inchiesta della Procura generale.

“Il giudice ha da giorni… ha tracciato che la Mambro e Fioravanti…”, chiedeva il figlio, “hanno fatto la strage di Bologna?. Risposta del padre: “Sì sicuramente…sono stati loro”. E ancora Maggi: “Eh, intanto lui ha i soldi”. Poi interveniva la moglie Imelda: “Taci, perché…”. Di sottofondo, la televisione ad alto volume che aveva appena trasmesso notizie su Ustica.

“Ustica – aveva commentato Maggi, condannato per la Strage di Brescia e morto a dicembre 2018 – è stato… un episodio di guerra fredda, come ha detto questo qua; perché la strage di Bologna è stato un tentativo di confondere le acque, capisci?! Per far dimenticare Ustica”. La moglie allora: “Sì..? Dove c’è scritto che…”. E Maggi: “Su tutti i giornali ben pensanti…”.

“E i tuoi cosa dicono? E tu quello che sai?”, chiede il figlio. Maggi: “Lo so perché è così”. Poi poco dopo, di nuovo parole di Maggi: “Ma in pratica già qua nei nostri ambienti… erano in contatto con il padre di sto’ aviere… e dicono che portava una bomba, ecco! Io pensavo che.. in cui 100 era… era alla stazione, c’era perfino…”

E seguono parole incomprensibili. Secondo la Procura generale di Bologna, che ne ha chiesto di recente il rinvio a giudizio per concorso nell’attentato del 2 agosto 1980, quest’intercettazione di Maggi rappresenta una delle prove a carico di Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale, che aveva conseguito il brevetto da aviere.

Fonte: Repubblica

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