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Neanche un mese in carcere e un mese in ospedale e Jacob Zuma è di nuovo libero, uscito dal carcere in cui era entrato a luglio per una condanna a 15 mesi per oltraggio alla Commissione che indaga sulla corruzione. Nella cartella clinica si dice che è malato e ha il diritto di curarsi fuori dal carcere. La legge è chiara: è dovuto per ragioni umanitarie a chiunque sia in condizioni simili a quelle del “presidente del popolo” e tutt’ora peso massimo dell’African National Congress. Dice Singabakho Nxumalo, portavoce del dipartimento carcerario, che “è un diritto di tutti i sudafricani, e quindi anche di Zuma, ricevere un trattamento medico adeguato”. Zuma era entrato in ospedale agli inizi di agosto per controlli, forse per un intervento. Si parla anche di una operazione, ma nessuno ha mai indagato o visto le cartelle. Si sa solo che da allora non ha più messo piede a Estcourt,  il carcere alle porte di Durban, nel KwaZulu-Natal.

Zuma, 79 di età, si è consegnato alle autorità il 7 luglio tra violenze e razzie. I social media sono stati uno dei veicoli per incitare alla rivolta, una delle figlie di Zuma ha guidato i disordino al grido di #FreeZuma. Tra Johannesburg e Durban dal 9 al 18 luglio ci sono state 342 persone uccise, sono stati saccheggiati grandi magazzini, bruciati negozi, in alcune zone fuori Durban ci sono state tensioni razziali tra la comunità nera e indiana. Ciryl Ramaphosa, presidente sudafricano dopo Zuma, ha dichiarato alla tv che “c’è stato un tentativo di insurrezione”. Una vera guerra come ai tempi dell’apartheid. Il termini economici il danno è stato calcolato in 3,4 miliardi. 

Nel KwaZulu-Natal l’ex presidente ha la sua roccaforte. “Sono oltre la legge”, ha detto più volta Jacob Gedleyihlekisa Zuma. La voce bassa, il suono di una cantilena che intona una ballata per incitare la gente, un secondo nome che vuol dire “rido mentre ti pugnalo”, Zuma dice sempre che sono stati affaristi ad aver teso una trappola a lui, dacemdolo cadere nella rete delle indagini per corruzione. E tra gli affaristi mette anche Ramaphosa.  “Chissà per quanto tempo ancora i sudafricani saranno turlupinati da Zuma”, osserva in un articolo di fondo Kevin Ritchie.

Di certo le vite di JZ non sono ancora  arrivate a 7.

Fonte: Repubblica

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