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CHIANG MAI – La polizia non ha atteso un’altra adunata di protesta nel cuore commerciale di Bangkok per agire. Ha riunito i dimostranti agli strategici incroci tra Ratchaprasong e il canale di Pathun Thani, poi quando il numero era ancora basso – duemila circa – centinaia di agenti della polizia hanno utilizzato idranti contro i manifestanti, alcuni dei quali caricati con un liquido blu di una sostanza chimica che irrita ed è usata come disinfettante.

Ignorando il divieto di “riunioni di oltre quattro persone”, i ribelli hanno contestato il governo e quei privilegi reali, finora tabù, della monarchia. Un comportamento che la società thailandese, fortemente patriarcale, non ha mai ammesso e probabilmente non ammetterà neanche stavolta.

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Dopo essere stati circondati il giorno prima dagli studenti e costretti a ripiegare, oggi gli agenti hanno cacciato i manifestanti con cariche violente che hanno lasciato feriti 11 dimostranti e 4 agenti.

La polizia che si è presentata in tenuta antisommossa, con scudi, elmetti e bastoni, ha sparato proiettili di gomma contro i giovani che protestavano armati solo di ombrelli per la pioggia come i loro “cugini” di Hong Kong.

203237855 4f94e66a bf52 4e80 8786 dd376364af8a - Thailandia, pugno di ferro del regime contro i manifestanti

Il comandante della polizia ha negato di aver sparato proiettili in gomma ma sulla rete hanno iniziato a circolare le notizie di altri feriti e di un assedio all’università di Chulalongkorn. Proprio qui, in un posto considerato sicuro, si sono rifugiati molti dei manifestanti di Ratchaprasong.

Nella giornata, sono stati perquisiti gli uffici del movimento antigovernativo “Verso il futuro”, le case di leader studenteschi, e sono stati arrestati una decina di attivisti, compreso un giornalista della tv Prachathai che stava trasmettendo in diretta le immagini degli incidenti. I fermati si vanno ad aggiungere ad altri 51 dimostranti attualmente detenuti.

Sulla prova di forza delle autorità thai ha probabilmente influito il ritorno del re 68enne, presente a Bangkok da diversi giorni, dopo aver lasciato la sua residenza abituale in Baviera per onorare il padre e controllare “i ragazzi”.

La polizia thailandese ha arrestato due attivisti, in base a una legge raramente usata, che vieta la violenza contro la regina. Ekachai Hongkangwan e Bunkueanun Paothong rischiano ora l’ergastolo: erano tra i manifestanti che hanno accerchiato il corteo di auto in cui viaggiava la regina Suthida, mercoledì scorso, durante una grande manifestazione vicino alla sede del governo nella capitale.

I due attivisti, accusati di aver tentato di fare violenza sulla regina, si ono dichiarati innocenti. Si tratta della prima volta che simili accuse vengono formalmente mosse contro attivisti pro-democrazia, finora colpiti da accuse minori come “sedizione e violazioni delle regole anti-Covid sui raduni”.

Il premier Prayut Chan Ocha, del quale gli studenti continuano a chiedere le dimissioni, ha detto che potrebbe presto istituire un coprifuoco, e ha fatto capire che non sarà difficile “che qualcuno muoia”. Affermazioni che sembrano aver fatto ripiombare la metropoli ai tempi delle rivolte di 10 anni fa, guidate dalle camicie rosse fedeli all’ex premier esule Thaksin Shinawatra.

Diverse stazioni del trenino di superfice Bts, come allora, sono state chiuse e sono ricomparsi i cavalli di frisia tra grandi magazzini, alberghi e sale massaggi.

Oggi la figura del leader populista, amato ancora in tutto il nord, sta ritornando in auge anche se è a favore del regime attuale. Moglie e figli sono stati infatti ricevuti pochi giorni fa dal re Rama X dopo aver donato delle ambulanze a un ospedale dedicato alla regina madre. Un gesto volutamente reso pubblico per avvertire le camicie rosse di non simpatizzare troppo con gli studenti. Malgrado ciò, i dimostranti anche continuato a protestare. 

Altri episodi di violenza sono segnalati senza ancora conferme dal tam tam dei social media. Gruppi di studenti in fuga da Ratchaprasong si sarebbero scontrati con i filo-realisti.

Dopo l’escalation di proteste si teme un nuovo colpo di stato. Sarebbe il primo golpe sotto il regno di Rama X, mentre durante i 70 anni di regno del padre ce ne furono almeno 12. Spetta al sovrano la decisione, non ancora presa, di portare i carri armati in strada.

Intanto i principali attivisti pro-democrazia, arrestati fin dall’inizio della settimana, hanno scritto lettere aperte ai loro compagni liberi, da Arnon Nampha a Parit “Penguin” Chiwarak e la portavoce Panusaya “Rung” Sithijirawattanakul. È’ sua la più accorata: “Se non dovessi tornare da voi ragazzi – scrive nel testo letto da centinaia di migliaia di utenti – per favore non scoraggiatevi. Sono pronta a sacrificarmi per la nostra battaglia”. Per poi aggiungere: “Potreste credere che i leader stiano scomparendo uno per uno, ma in realtà siamo sempre con voi sotto forma di ideali”.

La portavoce tailandese degli attivisti pro-democrazia ha concluso con l’invito a continuare la lotta contro i privilegiati : “Siamo arrivati così lontano; il traguardo vicino: combattete per la nostra dignità umana. Nessuno nasce con sangue blu. Nessuno nasce più in alto degli altri. Siamo tutti esseri umani uguali”.
 

Fonte: Repubblica

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