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Un indennizzo “equo e adeguato” da parte dello Stato deve essere riconosciuto a tutte le vittime di reati intenzionali violenti: violenze sessuali, ma anche aggressioni e omicidi. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza pronunciata oggi, 16 luglio, sulla base di una causa pilota intentata contro la presidenza del Consiglio dei ministri da una ragazza vittima nel 2005, a Torino, di sequestro di persona, violenza sessuale e percosse.

La donna non era stata risarcita dai due violentatori, che erano stati condannati ma non avevano risorse economiche e che, inoltre, si erano resi irreperibili. La causa pilota è stata seguita dagli avvocati torinesi Marco Bona, Umberto Oliva e Francesco Bracciani.

Una direttiva del 2004 stabilisce per tutti gli stati Ue l’obbligo di prevedere un sistema di indennizzo “equo ed adeguato” per le vittime. La tesi del governo però era che questa regola riguardasse solo le vittime transnazionali in transito in Italia, non quelle residenti sul territorio che avessero subito una lesione, e che la norma non comprendesse, in ogni caso, le violenze sessuali.

torino niente risarcimento di stato alla vittima di stupro ora la corte di giustizia europea boccia litalia 1 - Torino, niente risarcimento di Stato alla vittima di stupro: ora la Corte di Giustizia europea boccia l'Italia

Gli avvocati Oliva, Bona e Bracciani dopo l’udienza alla Corte di Giustizia europea

Il tribunale di Torino, nel 2010, aveva già riconosciuto l’inadempienza della Presidenza del Consiglio per la mancata attuazione della direttiva europea, sentenza confermata nel 2012 dalla Corte d’appello: alla ragazza furono riconosciuti 50mila euro che ad oggi sono stati corrisposti solo in parte dallo Stato. Contro questa decisione, il governo aveva fatto ricorso in Cassazione che ha poi rimesso la causa davanti alla Corte di Giustizia europea.

L’avvocato generale Michal Bobek, presso la Corte, ha sostenuto le stesse ragioni dei legali torinesi, affermando che l’indennizzo alla vittima non può essere puramente simbolico. Questo perché nel 2017 il legislatore italiano aveva previsto un risarcimento di 7200 euro per il reato di omicidio, incrementato a 8200 euro nel caso di delitto commesso dal coniuge o da persona legata, anche in passato, da una relazione. Per le violenze sessuali l’importo previsto era di 4800 euro, mentre per le lesioni personali solo fino a 3000 euro per rifondere delle spese mediche. Nel 2019 gli importi erano stati rivisti e aumentati: ad esempio per le violenze sessuali si era arrivati a 25mila euro “non personalizzabili”, ovvero non modulabili a seconda della situazione patita.

La Corte di Giustizia europea ora ha chiarito che ogni Stato deve dotarsi di un sistema di indennizzo che ricomprenda tutte le vittime di reati intenzionali violenti  commessi nel proprio territorio, e non solamente quelle in una “situazione transfrontaliera”. E il risarcimento deve essere “equo e adeguato”, riconoscendo allo Stato un potere di discrezionalità nel stabilirlo, ma deve in ogni caso ricompensare le sofferenze patite.

“A questo punto – commenta l’avvocato Bona- la Cassazione deve chiudere il cerchio sulla responsabilità dello Stato italiano e sulla iniquità dell’indennizzo garantito con estremo ritardo dal governo. E dovrà dirci se 25mila euro siano adeguati o meno” .
 

Fonte: Repubblica

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