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Torri Gemelle - Torri Gemelle: gli effetti di fumo e polvere sulla salute dei soccorritori

Il costo umano del crollo delle Torri Gemelle, avvenuto l’11 settembre 2011, sembra non avere mai fine. A distanza di vent’anni dagli attacchi terroristici, si scopre infatti che il fumo, la nube e le polveri che hanno impregnato per giorni l’aria di Manhattan, in cui si trovavano i due grattacieli, ha avuto un’influenza sulla salute dei soccorritori. Molti di loro, volontari oppure operatori di soccorso e recupero, oggi devono infatti fare i conti con lo sviluppo di una broncopneumopatia cronica ostruttiva (più nota come Bpco), spesso a seguito di una diagnosi di asma. Il dato arriva da uno studio presentato in questi giorni al congresso internazionale dell’European Respiratory Society (Ers 2021). Si tratta di uno dei lavori prospettici più ampi e dettagliati su un gruppo di lavoratori esposti a livelli così elevati di fumo e polvere.

In questo articolo

Lo studio

Lo studio si è basato su 18 mila lavoratori e volontari che sono corsi ​​sul luogo dell’attentato subito dopo il crollo delle Torri Gemelle per soccorrere i feriti. Ognuno di loro ha preso parte a un test di spirometria per misurare la propria salute polmonare in almeno due occasioni, tra il 2002 e il 2018. Questi test servono a valutare quanta aria una persona può espirare in un respiro forzato e sono utilizzati per la diagnosi della Bpco e dell’asma. I dati delle spirometrie sono stati confrontati con il giorno di arrivo sul luogo del crollo e abbinati ad altri fattori che possono influenzare direttamente la salute dei polmoni. Ad esempio l’età del lavoratori, l’abitudine al fumo e il peso.

Gli effetti del fumo e della polvere delle Torri Gemelle

I risultati hanno mostrato che i lavoratori che sono arrivati ​​nei primi due giorni, quando il fumo e la polvere erano massimi, avevano maggiori probabilità di avere una funzione polmonare più scarsa. Inoltre, chi si è recato subito su luogo del crollo aveva circa il 30% di rischio in più di sviluppare una broncopneumopatia cronica ostruttiva. Lo studio ha anche mostrato che la Bpco spesso seguiva una diagnosi precedente di asma.

Più danni in chi ha soccorso subito i feriti

«Molti dei lavoratori erano non fumatori e avevano poco più di 40 anni nel 2001. A distanza di vent’anni dal loro lavoro nel sito del World Trade Center, e nonostante la diminuzione dei tassi di fumo, stiamo iniziando a vedere emergere casi di Bpco» ha dichiarato Rafael E. de la Hoz della Icahn School of Medicine a Mount Sinai, New York, che ha presentato lo studio al congresso. «Il nostro lavoro mostra che quelli i lavoratori che corrono il rischio maggiore sono quelli che hanno soccorso nel primo o due giorni dopo il crollo delle torri».

Questo studio pone l’accento su quanto sia importante monitorare a distanza di anni la salute degli operatori di soccorso che intervengono quando si verificano dei disastri. Soprattutto crolli e incendi che possono generare nubi tossiche e fumo per giorni. «Proprio perché l’esposizione professionale agli inquinanti può portare a patologie come la Bpco» conferma l’esperto. Dopotutto, noi in Italia sappiamo bene quanto ci ha preoccupato, e ci preoccupa, il tema dell’amianto. «Ciò che possiamo imparare da ricerche come questa non è solo il modo migliore per prenderci cura dei soccorritori che operano in condizioni pericolose. Ma anche come proteggerli nel lavoro in futuro» conclude Hoz.

Cos’è la Bpco?

La Bpco è una condizione polmonare cronica che causa difficoltà respiratorie, tosse e respiro sibilante che peggiorano nel tempo. Colpisce principalmente le persone anziane che fumano. Ma le esposizioni professionali e ambientali sono sempre più riconosciute come fattori di rischio. La Bpco è una malattia grave che può avere un forte impatto sulla vita quotidiana delle persone, scopri qui tutti i campanelli d’allarme e come si può curare.

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Fonte : Ok Salute

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