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LU’AN (CINA) – Visti dall’alto questi mostri marroncini di trenta piani se ne stanno lì come enormi tronchi piantati in una grande foresta spelacchiata. Visti dal basso, impacchettati nelle reti verdi delle impalcature, le gru immobili a fissarli, i teli mezzi strappati e svolazzanti dai balconi tutti uguali, i calcinacci sui marciapiedi e i pianterreni ormai parcheggio per i motorini, la sensazione di abbandono è la stessa: file e file di palazzoni fantasma. Lungo Lin Chang Lu, la “strada verso la primavera”, tutto porta in realtà all’autunno molto buio di Evergrande.

Qui a Lu’an, famosa per il tè verde dalle belle foglie contorte, poco meno di quattro milioni e mezzo di abitanti nella provincia dell’Anhui, il colosso del real estate cinese aveva scommesso pesante negli ultimi anni: quattro complessi residenziali e 20.262 appartamenti nuovi di zecca. Lo schema, sempre lo stesso: comprare terreni a buon mercato grazie alle giuste connessioni del suo fondatore, Hui Ka Yan – con gli investitori a fare credito con montagne di yuan per finanziare anche gli altri progetti del gruppo, dalle macchine elettriche alle squadre di calcio, come il Guangzhou, con monti ingaggi faraonici; farsi pagare, spesso, tutto e in anticipo dai futuri inquilini attirati dagli ottimi sconti; e poi iniziare a costruire, pagando i fornitori a debito con obbligazioni.

Un circolo vizioso andato avanti anni, una bolla che oggi però sta per scoppiare. Il mattone, la “droga” dell’economia cinese degli ultimi due decenni di urbanizzazione record, deve fare i conti con la nuova stretta inaugurata dal Partito di Xi, dal prezzo dei terreni ai limiti sui prestiti, per mettere un freno ai debiti delle compagnie immobiliari. E con una domanda che non tira più come in passato, complice anche la pandemia, il risultato è che oggi Evergrande è a un passo dalla bancarotta e non riesce a ripagare gli interessi sui soldi che si è fatta prestare: i libri contabili raccontano un debito di 309 miliardi di dollari. Il gigante dai piedi d’argilla, 200 mila dipendenti ma con un indotto che arriva a 3,8 milioni di posti di lavoro, si ritrova in tutto il Paese con 800 cittadelle fantasma incompiute, con i fornitori che chiudono i cantieri perché non vengono pagati e con un milione e 200mila cinesi che aspettano di poter entrare in appartamenti già acquistati.

Per vederli, questi appartamenti, basta spostarsi un po’ dal traffico lento del centro e superare il fiume Pihe che taglia in due la città. A Yujingwan, “la baia dallo scenario imperiale”, il primo dei tre complessi che visitiamo dove le ditte edili hanno incrociato le braccia (nel quarto, qualche fortunato è già riuscito ad entrare nella propria casa), la guardia che sta dentro al gabbiotto in realtà fa la guardia a un bel niente. “Qui tutto si è fermato un mese fa”, dice grattandosi la testa sotto al cappello. Dentro, nell’ufficio vendite – che ora sarebbe più giusto ribattezzare ufficio reclami – non c’è nessuno. Il fiocco rosso sopra i modellini del grande plastico significa che gli appartamenti in quei grattacieli sono già stati tutti venduti. “E anche velocemente, 7.500 yuan (mille euro) al metro quadro”, si affretta a specificare un’agente. Che però ammette: “Per altri quattro palazzi abbiamo delle difficoltà ad ottenere l’ok per metterli sul mercato”. Fuori, come avvoltoi pronti a pranzare sulla carcassa della moribonda Evergrande, due venditori di un’altra compagnia ti propongono i loro di appartamenti. “Di là, giusto dall’altra parte della strada”.

Anche a Junting (“il palazzo di giada”) la stessa scena. Appena entrati bisogna prenotarsi il venditore: che bisogno ci sia non si capisce visto che se ne stanno nullafacenti sui divanetti dato che oggi gli unici venuti qui per “comprare casa” siamo noi. Si sale di prezzo, 8.300 yuan al metro quadro, 130 metri e tre camere: “Perché siamo più vicini al centro. Sì, è vero – continua l’impiegato – alcune persone arrivano preoccupate, vogliono entrare negli appartamenti che hanno già pagato. Ma siamo sicuri che la consegna ci sarà al massimo tra due mesi. Evergrande sta vendendo altri rami e sta ricominciando a pagare le ditte sperando di convincerle a far ripartire i lavori. Soltanto un palazzo è fermo”. Non si direbbe proprio. A Feicuihuating, il terzo complesso, 4.300 case vuote, nello show-room ti fanno vedere come sarà il tuo appartamento una volta finito. Già, ma quando?

Piuttosto che consentire un collasso caotico verso la bancarotta, il Partito penserà ad un qualche tipo di ristrutturazione. Un lento spegnimento piuttosto che un rapido tracollo. Del resto una crisi immobiliare potrebbe causare pericolosi disordini sociali e politici. Non il migliore degli spot per il leader comunista.

“Conosco molte persone che hanno comprato”, racconta la signora You, tassista. “Non hanno molta voglia di parlare”, dice dopo aver telefonato a metà dei suoi contatti in rubrica. “Sono in ansia. In ogni caso pensano che il governo non starà con le mani in mano a guardare Evergrande crollare. Speriamo. Migliaia di persone rischiano di perdere i risparmi di una vita intera”.

Fonte: Repubblica

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