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150156075 f67a15f6 820a 4c7f b099 386bf9a74f0b - Trieste, la famiglia No Vax travolta dal virus: gravi madre e figlia

“Sono distrutto”, dice il padre in lacrime al telefono. Mai avrebbe immaginato, forte delle sue convinzioni No Vax, di trovarsi con la figlia incinta malata di Covid e ricoverata in Rianimazione. Una figlia tra il quinto e il sesto mese di gravidanza, non vaccinata, che ora rischia di morire con il bambino. Pure suo marito è risultato positivo. “E proprio adesso – ripete il padre della donna, che non si dà pace – mi hanno telefonato dall’ospedale per dirmi che anche mia moglie, infettata, è peggiorata. Sono distrutto”.

È la storia, ancora, di un’intera famiglia travolta dal virus. La vita della donna, 45 anni, già madre e ora incinta, una gravidanza potenzialmente a rischio vista l’età, è appesa a un respiratore. Ha una polmonite che i medici definiscono “brutale”. Lei e suo marito sono No Vax convinti, al punto di aver iscritto la prima figlia alla scuola materna oltre confine, in Slovenia, dove le vaccinazioni pediatriche non sono obbligatorie.

Il dramma si sta consumando in questi giorni tra gli ospedali di Cattinara, a Trieste, e di Borgo Trento a Verona, dove la 45enne – intubata e incosciente – è stata trasportata in ambulanza nel disperato tentativo di far sopravvivere lei e il feto. Verona l’ha accolta dopo l’indisponibilità di Padova e Milano, perché lo staff medico della terapia intensiva di Borgo Trento aveva già trattato un caso analogo. Per questo che è stato deciso il trasferimento nella struttura veneta, confermano l’assessore alla Salute della Regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, e il professor Umberto Lucangelo, direttore del Dipartimento di emergenza di Cattinara.

La terapia intensiva veronese è pronta a usare l’Ecmo: una tecnica di circolazione extracorporea che si utilizza in ambito di rianimazione per pazienti con insufficienza cardiaca o respiratoria acuta. Impossibile azzardare una prognosi, avvertono in corsia. Ma il pericolo che la donna non ce la faccia è reale. E il feto, se la madre sopravviverà e si riuscirà a farlo nascere, rischia comunque danni cerebrali determinati dalla mancanza di ossigenazione adeguata: la madre, per l’insufficienza respiratoria, ha avuto una ipossiemia. Il focolaio si è sviluppato la scorsa settimana proprio in famiglia. La triestina pensava di uscire indenne dal contagio e per questo, per giorni, si è curata a casa. Invece è peggiorata, senza che nessuno si rendesse conto che il Covid le stava devastando i polmoni. E che il virus oltretutto circolava, contagiando prima suo marito e poi sua mamma, 68 anni, anche lei ora ricoverata in gravi condizioni. Alla fine si sono rivolti al 118, ma forse era ormai troppo tardi.

Fonte: Repubblica

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