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182348941 bb17ede4 3b3a 451b b837 ba55ee4d3ea0 - Trump fa causa a Facebook, Google e Twitter: "Mi hanno censurato"

Le aziende del Big Tech americano sono “faziose” e hanno operato una censura politica. Con queste motivazioni l’ex presidente americano Donald Trump ha annunciato una class action “contro i giganti del tech, Facebook, Google e Twitter, e contro i loro amministratori delegati, Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey”, accusati dall’ex presidente degli Stati Uniti di “censura illegale e incostituzionale”. Trump ha parlato dal suo golf club di Bedminster, nel New Jersey. Non è ancora chiaro chi altro sia coinvolto nella class action – che è una causa intentata da una molteplicità di individui con le stesse motivazioni – ma questo meccanismo è proprio delle cause che puntano a grossi risarcimenti economici.

L’azione legale di Trump è sostenuta dall’America First Policy Institute. Trump è stato sospeso in via definitiva da Twitter e per almeno altri due anni da Facebook, dopo che su suo incitamento migliaia di suoi sostenitori avevano dato l’assalto al Campidoglio di Washington, sede del Congresso Usa, lo scorso 6 gennaio. Anche Google ha bloccato dei contenuti legati ai sostenitori del presidente e ha tolto Parler – social media usato da utenti conservatori – dal suo negozio di app.

L’obiettivo principale dell’azione legale di Trump è Facebook, che secondo l’ex presidente non può più essere considerata un’azienda privata bensì un “attore statale”, le cui azioni sono dunque sottoposte alle restrizioni che il Primo emendamento impone al governo nelle limitazioni della libertà d’espressione. Nel grosso dibattito che si è aperto dopo che i principali social network hanno deciso di bloccare i profili dell’allora ancora presidente, si è più volte sottolineato che era improprio parlare della protezione del Primo emendamento in favore del pensiero di Trump perché le aziende erano soggetti privati e come tali non sottoponibili alle restrizioni costituzionali, e anzi obbligate ad applicare i propri termini di servizio che vietano il discorso d’odio. 

Nel 2020 Trump aveva firmato un ordine esecutivo che mirava a privare le aziende tech della protezione giuridica per i danni causati dai contenuti che venivano postati sulle piattaforme. Ordine esecutivo poi revocato dal nuovo presidente Joe Biden.

Per quanto riguarda Alphabet-Google, Trump sostiene che il motore di ricerca deliberatamente mette in evidenza “fake news” sul suo conto quando si cercando notizie collegate al suo nome. E critica lo sforzo di Google e Youtube di mettere in evidenza le notizie sulla pandemia provenienti da fonti ufficiali come l’Organizzazione mondiale della sanità, mentre “hanno cancellato tantissimi video di chi osava mettere in dubbio le decisioni dell’Oms, che si sono rivelate sbagliate così spesso”.

La class action ha dunque un carattere tutto politico, anzi la si può considerare il trampolino di lancio della campagna elettorale dell’ex presidente per il rafforzamento della leadership repubblicana in vista delle presidenziali del 2024.

Ne è la prova un passaggio interessante della causa, in cui la rimozione da Facebook del “ricorrente” viene considerata come un ostacolo oggettivo alla sua attività politica: “Con il ricorrente rimosso da Facebook, è considerevolmente più difficile per il ricorrente svolgere il suo ruolo di capo del partito repubblicano, fare campagna per i candidati repubblicani, fare raccolte di fondi, e gettare le basi per la propria potenziale campagna per la nomination repubblicana alla presidenza degli Stati Uniti nel 2024”.

I numeri del resto dimostrano che le misure di “contenimento” adottate da Big Tech contro le esternazioni dell’ex presidente hanno avuto l’effetto di un silenziamento pressoché totale. Secondo una ricerca di Newswhip, le interazioni riguardanti Trump sui social sono crollate del 91% da gennaio al maggio scorso. E i suoi tentativi di crearsi canali alternativi, come il blog “Dalla scrivania di Donald Trump” che proponeva dei tweet e post preconfezionati che i sostenitori avrebbero potuto pubblicare “per procura” aggirando i blocchi, non hanno riscosso alcun successo, al punto da dover essere abbandonati. 

Al di là dell’esito concreto della class action (gli osservatori fanno notare che Trump è uso denunciare e minacciare ricorsi legali senza poi portarne a termine quasi nessuno), la mossa è utile a fornire un modello di riferimento per le campagne elettorali dei repubblicani trumpiani già impegnati nelle campagne delle elezioni di mid-term del 2022, tanto che il tema dei politici conservatori vittime della faziosità della Silicon Valley è già al centro del discorso politico di questa parte consistente del partito repubblicano. 

Fonte: Repubblica

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