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tumore ovarico - Tumore alle ovaie: la terapia di mantenimento è realta

campagna “Tumore Ovarico, manteniamoci informate!”

In Italia ogni anno oltre 5.200 donne ricevono una diagnosi di tumore ovarico e a causa di sintomi aspecifici o non riconosciuti, in circa l’80% dei casi la malattia viene diagnosticata in fase già avanzata. Oggi però lo scenario è in evoluzione e una delle novità più importanti di questi anni è la possibilità per tutte le pazienti di accedere alle terapie di mantenimento, che permettono di allontanare le ricadute dopo chemioterapia e che si sono dimostrate efficaci su questa neoplasia.

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Diagnosi precoce difficile

La diagnosi precoce per il carcinoma ovarico non esiste ancora e le uniche due armi per contrastare la malattia da subito sono la conoscenza e cure appropriate. «Essere informati è fondamentale per un tumore come il carcinoma ovarico, una delle neoplasie più difficili da diagnosticare in fase precoce in un Paese dove la medicina del territorio è quasi inesistente e per la mancanza di screening di popolazione» spiega Fabio Landoni, professore Associato di Ginecologia e Ostetricia Università degli Studi Milano Bicocca e direttore del Dipartimento Materno Infantile San Gerardo di Monza. «La ricerca in tal senso sta facendo molti passi avanti, sappiamo che il 30-40% dei tumori ovarici è legato a una familiarità e ci sono studi sperimentali che dimostrano come sia possibile da un banale Pap test identificare la proteina P53 che un predittore di tumore ovarico presente già molti anni prima della diagnosi. Questa è una speranza.

I campanelli d’allarme

«Nel frattempo per battere il tumore ovarico sul tempo la donna deve affidarsi ad un bravo ginecologo e a centri di riferimento per la diagnosi e la cura di questa neoplasia, non sottovalutando segni aspecifici come la distensione addominale, i problemi gastroenterici, il senso di peso pelvico, tutti campanelli d’allarme che pur essendo comuni ad altre patologie possono servire, con l’ausilio di una visita accurata e di un’ecografia intravaginale, a dissipare eventuali dubbi e a porre una diagnosi il più tempestiva possibile».

La campagna di informazione

Insieme agli eventi territoriali, che vedono la partecipazione degli specialisti e delle pazienti, la campagna informativa fa leva su una serie di attività online e social e sui 6 video-racconti disponibili sul sito web www.manteniamociinformate.it e sui profili Facebook e Instagram della campagna.

I video-racconti portano all’attenzione dello spettatore frammenti straordinari di vita legati all’esperienza delle protagoniste, Sara e Monica, interpretate da Laura Mazzi e Francesca Della Ragione. Due donne diverse per carattere, stile di vita e interessi ma che affrontano la stessa malattia, il tumore ovarico. Monica presenta una mutazione genetica di tipo BRCA1, Sara ha una forma non mutata di malattia. I video-racconti sono diretti da Paola Pessot e narrati dal volto e dalla voce della testimonial d’eccezione Claudia Gerini.

La campagna, promossa da Fondazione AIOM insieme ad ACTO Onlus, LOTO Onlus, Mai più sole e aBRCAdabra con il sostegno incondizionato di GSK, ha come obiettivo quello di invitare le donne e le pazienti a “mantenersi informate” proprio perché oggi sul fronte del tumore ovarico sono molte le cose da sapere e le novità da conoscere. In primo luogo i progressi della ricerca e delle terapie, che stanno migliorando sopravvivenza e qualità di vita, ma anche i test molecolari, che permettono alle pazienti di accedere al trattamento più appropriato per il proprio tipo di tumore.

Nuove cure: le terapie orali post chemioterapia

«Lo scenario è in evoluzione – dichiara Stefania Gori, presidente Fondazione AIOM e direttore Dipartimento Oncologico IRCCS Sacro Cuore Don Calabri, Negrar – uno dei progressi più importanti è la possibilità di utilizzare, in fase di mantenimento dopo la chemioterapia, terapie orali con i PARP inibitori, che hanno aumentato in modo significativo la possibilità di prolungare il tempo libero da progressione di malattia nelle donne con mutazione BRCA. Finalmente adesso i PARP inibitori possono essere utilizzati anche nelle pazienti “senza” mutazione BRCA, che rappresentano ben il 75% del totale e che fino a poco tempo fa avevano poche alternative terapeutiche. Tali farmaci possono essere utilizzati dopo una prima linea di chemioterapia oppure al momento della recidiva di tumore, dopo altre linee di chemioterapia. Purtroppo, ancora oggi, 3 pazienti su 4 senza mutazione BRCA (Wild Type) in recidiva non sono in terapia di mantenimento con un PARP inibitore o non lo ricevono in modo tempestivo ma sicuramente questo dato tenderà a migliorare nel tempo».

Fonte : Ok Salute

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