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tunisia si dimette il premier fakhfakh - Tunisia, si dimette il premier Fakhfakh

Il duello fra islamici e laici ha fatto una nuova vittima in Tunisia: è il governo di coalizione guidato da Elyes Fakhfakh, che si è dimesso dopo che 105 deputati hanno firmato una mozione di sfiducia, basata su un apparente conflitto di interessi. Fra i firmatari c’erano anche esponenti di Ennahdha, cioè membri della coalizione di governo. Le dimissioni sono arrivate prima di un voto di fiducia che avrebbe fatto cadere l’esecutivo, dando automaticamente al partito islamico, il più numeroso in Parlamento, il compito di formare un nuovo governo. Così invece toccherà al presidente della Repubblica Kais Saied indicare un premier incaricato.

La scelta del partito islamico, di far cadere l’esecutivo varato a febbraio dall’ex ministro delle Finanze, è solo in apparenza legata alle accuse di corruzione: il Parlamento di Tunisi ha creato una commissione per indagare sulla possibilità che il premier abbia mantenuto la proprietà di azioni di società in affari con l’amministrazione pubblica.

In realtà Ennahdha sembra aver rovesciato il tavolo, mettendo in difficoltà il presidente Saied, per allontanare l’attenzione dai suoi problemi interni. Il partito islamico aveva più volte lasciato trasparire irritazione perché, nonostante potesse contare su sei ministri, non veniva coinvolto nelle scelte di governo.

Lo stesso presidente del Parlamento e leader di Ennahdha, Rachid Ghannouchi, sembra aver perso parte della sua capacità di guida del partito, in parte per gli attacchi che gli vengono rivolti dall’esterno ma anche all’interno, per la gestione autoritaria dell’organizzazione, in parte per le difficoltà obiettive di Ennahdha legate alla possibile indicazione da parte del governo americano dei Fratelli musulmani – di cui il partito tunisino è una costola – come organizzazione terroristica.

Una decisione che fette non insignificanti del Paese, soprattutto quelle che fanno riferimento al partito post-benalista fondato da Amir Moussi, accoglierebbe con favore. Le critiche a Ghannouchi, sottolineano gli osservatori, hanno portato Ennahdha sull’orlo della scissione.

Fonte: Repubblica

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