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ISTANBUL – Strade deserte. Banche chiuse. Negozi però aperti, nel quarto anno post golpe. “Perché comunque si spera di vendere qualcosa qui, dopo quattro mesi in cui non c’era l’ombra di uno straniero”, dice un venditore di simit, le ciambelle turche con i semi di sesamo, nel quartiere turistico di Ortakoy. Istanbul si presenta così, dopo la riapertura dei voli seguita all’emergenza pandemia, il giorno dell’anniversario del colpo di Stato fallito contro Recep Tayyip Erdogan. Un’atmosfera surreale, con alberghi “al 40 per cento della capienza, se va bene”, dice il direttore di un grande hotel nella zona di Besiktas davanti al Bosforo. Ovunque, nel ricordo del massacro, colossali bandiere rosse con la mezzaluna e la stella sono state appese ai palazzi, coprendone le vetrate.

Il giorno del putsch non riuscito, il primo in Turchia finito in un fiasco, viene celebrato con festeggiamenti, ma pure con un’operazione massiccia di arresti. Come quasi ogni giorno del resto, giusto per ricordare il pericolo passato e prevenire possibili intenzioni future. Il quarto anniversario è stato così inaugurato al mattino con un blitz contro la presunta rete golpista di Fethullah Gulen, il predicatore turco autoesiliatosi in Pennsylvania ventun’anni fa e considerato da Ankara l’ispiratore dell’azione di ribellione contro il governo del presidente.

All’alba un’operazione di polizia è partita dalla capitale Ankara, dove la procura ha emesso 60 mandati di cattura nei confronti di sospetti affiliati al gruppo, ribattezzato Fetò (da Fethullah). L’accusa: avere truccato esami e concorsi pubblici per favorire l’infiltrazione di membri all’intento delle pubbliche amministrazioni. Il raid delle forze dell’ordine si è quindi esteso ed è stato lanciato ad altre 30 province, concentrandosi in particolare su Istanbul, ma non escludendo il sud. Nella città di Adana, la più grande vicino alla Siria, i magistrati hanno emesso 24 mandati di cattura nei confronti di persone accusate di aver reclutato nuovi membri e gestito le relazioni interne al gruppo, attraverso ByLock, la applicazione di messaggistica per smartphone che, secondo gli inquirenti, veniva adoperata dagli ufficiali ribelli per lo scambio di informazioni criptate. Tra i fermati, molti ex agenti di polizia, accusati di avere aiutato nell’azione golpista i militari contrari al capo dello Stato.

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Il golpe fallito durò in tutto 4 ore, a cavallo della notte fra il 15 e il 16 luglio 2016. Una fazione delle Forze armate che non riconosceva più Erdogan, puntando a destituirlo e anzi a eliminarlo fisicamente, condusse una serie di azioni soprattutto a Istanbul e ad Ankara, nel tentativo di rovesciare militarmente il governo. Un commando di teste di cuoio arrivò poi a Marmaris, nell’hotel dove Erdogan stava trascorrendo le vacanze. Il leader turco fu avvertito in tempo, e riuscì a lasciare la località fuggendo in aereo solo 15 minuti prima di essere raggiunto. Il suo velivolo fu quindi individuato e affiancato, ma non colpito.

Nelle prime due ore sembrava che il colpo di Stato potesse riuscire. E già i proclami di sovvertimento dell’ordine erano partiti. Ma il corso degli eventi fu poi ribaltato per le proteste popolari dei sostenitori del presidente, il quale con grande prontezza si era collegato alla CnnTurk su Facetime incoraggiando la gente alla resistenza, e per una serie di errori strategici dei golpisti e di reazioni interne all’esercito. I morti furono circa 250 morti. I feriti più di duemila. La repressione seguente fu feroce. Con Erdogan dotatosi di poteri straordinari per lo stato d’emergenza, dal giorno successivo a oggi, in quattro anni sono state arrestate quasi centomila persone, più di 150 mila sono state licenziate o epurate. In tutti i settori: forze armate, diplomazia, magistratura, pubblica amministrazione, scuola, sport, cultura. “Dal 15 luglio 2016 a ora – ricorda adesso con un certo orgoglio il ministro dell’Interno, Suleyman Soylu – sono state effettuate 99.066 operazioni contro i golpisti, arrestati 282.790 sospetti e detenuti in 94.975. Attualmente sono 25.912 i detenuti in relazione al colpo di stato”. Molti gli eventi di commemorazione previsti in tutta la Turchia. Il presidente parteciperà a una cerimonia in Parlamento ad Ankara e incontrerà alcuni sopravvissuti e familiari delle vittime.

 In Italia il golpe fallito è stato ricordato in ambasciata dal rappresentante turco a Roma, Murat Salim Esenli: ”Con l’Italia, la Turchia intende condividere l’esperienza maturata nella lotta all’organizzazione terroristica Fetò”, ha dichiarato il diplomatico. Il quale ha commentato come il governo italiano abbia anch’esso ‘un’’enorme esperienza nella lotta alle organizzazioni criminali”, come con ”la mafia e il traffico di esseri umani”. E proprio per questo, ha aggiunto, ”l’Italia capisce la Turchia meglio di altri”. Anche per la diplomazia italiana le relazioni fra i due Paesi si stanno ultimamente rafforzando. In serata Erdogan parlerà in diretta alla nazione. Ieri ha anche accennato al caso del museo di Santa Sofia, che dal 24 luglio tornerà a essere ufficialmente una moschea. “Restituendo Ayasofya alla sua funzione – ha spiegato il presidente turco – preserveremo il suo patrimonio culturale, come hanno fatto i nostri antenati”. Il riferimento, è ovvio, va all’epoca dell’Impero ottomano.

Fonte: Repubblica

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