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turista danneggia una statua di canova per un selfie - Turista danneggia una statua di Canova per un selfie

Si è seduto su una statua di Antonio Canova per farsi un selfie e l’ha danneggiata. Il fatto, denunciato da Vittorio Sgarbi, è accaduto al museo di Possagno, in provincia di Treviso, venerdì 31 luglio. Protagonista un turista austriaco che si è messo in posa sulla “Paolina Borghese” e le ha spezzato le dita del piede. L’uomo si è dato alla fuga ma sarebbe stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza, anche se per ora non è stato rintracciato.

“Dopo la riapertura dei musei, e tra questi il Museo Gipsoteca di Possagno – racconta Sgarbi, presidente della Fondazione Antonio Canova – si registra un episodio clamoroso, che non viene da visitatori italiani, né da extracomunitari, ma da un incosciente turista austriaco che ha ritenuto di mettersi in posa per una foto di opportunità sedendosi sulla Paolina Borghese, spezzandole le dita del piede”.

“Chiedo chiarezza e rigore – prosegue – alle forze dell’ordine e alla magistratura, individuando con gli strumenti di sicurezza il vandalo incosciente, e non consentendogli di rimanere impunito e di rientrare in patria. Lo sfregio a Canova è inaccettabile”.

La storia della statua

Il modello originale in gesso di Paolina è custodito nel museo di Possagno dal 1829. Ve lo trasportò il fratello di Canova, monsignor Gianbattista Sartori, quando decise di vendere lo studio romano del fratello morto pochi anni prima. Il bombardamento del Natale del 1917, durante la battaglia del monte Grappa, danneggiò gravemente la statua che rimase senza testa e con alcune parti del drappo, della mano e dei piedi lesionate. Soltanto  nel 2004 Fondazione Canova di Possagno con la partecipazione di Industrie Cotto Possagno realizzò un restauro integrativo delle parti mancanti.

La proposta di legge a firma Meloni

Contro chi danneggia opere d’arte alla Camera è stato presentato una proposta di legge, prima firmataria la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che prevede fino a un massimo di otto anni di reclusione e multe fino a 100mila euro. 

Se questa normativa fosse già in vigore, il “vandalo incosciente”, come lo definisce Sgarbi, potrebbe rischiare fino a cinque anni di carcere e una multa di 30mila euro. Se, poi, il danneggiamento all’opera d’arte è irreversibile, gli anni di detenzione potrebbero aumentare fino a un massimo di otto.

Fonte: Repubblica

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