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175319243 3dfdfbaa 1812 4523 938b 5fd28bd35f0e - Tutto l'amore per Del Piero; e poi una scrittrice e la sua passione per la boxe

«Anch’io appartengo a quella miriade di devoti a Del Piero che dal 2012 continuano a seguire il calcio ma si sentono un po’ più soli». E’ un libro, lo capiamo subito dalle parole dell’autore (giornalista che si occupa di lavoro e innovazione), sull’ex campione della Juventus e dell’Italia, sul grande calciatore e sull’uomo, ma soprattutto è una sorta di “relazione a distanza – come scrive Roberto Beccantini nella sua azzeccata prefazione – fra un ragazzo che conquisterà il mondo e un altro che ha bisogno di qualcuno che lo conquisti per lui”. Oltre che dai colpi da assoluto campione, l’autore è affascinato dalla coerenza che ha guidato l’esistenza di Del Piero – capace di rimanere se stesso, ancorato ai suoi valori – sia nei momenti di massimo splendore che nei percorsi travagliati di Calciopoli, della serie B, dell’inevitabile declino fisico, ma anche dal un approccio alle cose estremamente “puro”. E in un club che forse, malgrado tanti anni di successi, non è riuscito ad apprezzarlo sino in fondo, o forse non ha semplicemente voluto. Una specie di Supereroe – e Gavatorta si spinge a paragonarlo al Batman cinematografico di Nolan – con i suoi limiti e le sue contraddizioni, e che come tanti Supereroi «a un certo punto sparisce, e lascia dietro di sè solo l’effetto delle sue gesta». Una vicenda forse senza lieto fine che l’autore vuole ripercorrere grazie a dieci momenti speciali (dieci come lo storico numero sulla maglia del campione) che hanno segnato la carriera di Del Piero: dalla doppietta straordinaria alla Lazio, in un 4-3 all’Olimpico del 1994, alla sua ultima prodezza, venti anni più tardi, nella oscura Indian Super League, con un calcio di punizione dei suoi, passando per il Mondiale del 2006, la Champions, i gol “alla Del Piero”, come quello alla Roma del suo rivale e amico Totti, nel 2012 in Coppa Italia. Un caleidoscopio di emozioni, degno di «una grande persona, indispensabile, un esempio e fonte di ispirazione».
SARO’ SEMPRE AL TUO FIANCO, dieci momenti che mi hanno fatto amare Alessandro Del Piero, di Francesco Gavatorta; Ultra Sport Edizioni, 202 pagine, 16 euro.

Giornalista, scrittrice, poetessa. E appassionata di pugilato, della “dolce violenza”. Dopo Joyce Carol Oates, un’altra donna che scrive di pugni, di ferite, di uomini – e donne – persi dietro un montante mal riuscito. Ed è un altro capolavoro, questo “Il circo del ring”, che la compianta Katherine Dunn – morta nel 2016 a 71 anni – ci ha lasciato in eredità. Una passione nata per caso, quando, ricorda lei, «un giorno mio marito, dovette uscire e mi chiese di guardare in televisione un match, per poi raccontargli com’era andata. Quando tornò a casa mi trovò ad aspettarlo con tre pagine di appunti, pronta a fargli un resoconto dettagliato round per round. Ma a lui interessava sapere solo chi aveva vinto…». Qualcosa era però scattato, e la Dunn cominciò a girare per palestre, poi ad assistere ai match dal vivo (anche a Las Vegas, dove però l’accredito ricevuto le consentì solo di vedere i match in una stanza, davanti a una Tv a circuito chiuso…), «ero elettrizzata all’idea
di immergermi in uno dei più grandi misteri dell’universo: la natura della violenza». La Dunn scrive di pugilato per “Willamette Week”, rivista molto alternativa della sua Portland, in Oregon, poi per “The Ring”, “Sports Illustrated”, Playboy, e questo libro raccoglie molti dei suoi articoli, i suoi “dispacci”, come li chiama, divisi in tre parti, “A scuola di pugni”, “Montanti” e “Il grande rischio”. L’autrice mescola gli eroi da leggenda della boxe degli Anni Ottanta (Hagler, Leonard, Duran, Tyson, di cui dà una interpretazione assai controcorrente del famoso morso a Holyfield) a figure minori – cutmen (quelli che hanno il compito di “rattoppare” le ferite sul viso), allenatori, pugili in tonaca, dilettanti – tutti ugualmente trattati con affetto e leggerezza. Scherza quando ricorda i suoi inizi e la sua “diversità” femminile in un mondo ancora molto maschile («quando cominciai, nel 1981, essere una donna che scriveva di boxe ti dava un grande vantaggio: per andare in bagno non c’era mai la fila»), riconosce subito la carica rivoluzionaria della boxe femminile, di cui vive gli albori, pronosticandole un futuro di successo, contro tutti i pregiudizi. «E’ giunto il momento di riconoscere la mutevolezza delle donne, proprio come abbiamo fatto con gli uomini. Siamo deboli e feroci, buone e cattive, in pericolo e pericolose». Regalandoci pagine di ottima letteratura. «Per tutta la giornata le nuvole non hanno fatto che imitare Sonny Liston. Erano lente, ammaccate e ingrugnite».
IL CIRCO DEL RING, dispacci dal mondo della boxe; di Katherine Dunn, edizioni 66THA2AND, 268 pagine, 17 euro.

Fonte: Corrieredellosport.it

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