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“Non vedo l’ora di rivedervi, adorate sorelle”. Mercoledì sera Rita pensava alle sorelle e ai tre figli che vivono ancora in Nigeria, gli stessi che sognava di far venire in Italia. La foto su Facebook, un breve pensiero. Quarantottore dopo il corpo di Rita Amenze, 30 anni, nigeriana, operaia in una ditta dove si inscatolano funghi, giace nel parcheggio davanti all’azienda, il corpo colpito da 4 colpi di pistola. Un’altra donna uccisa da un marito violento. È Noventa Vicentina, comune di novemila abitanti tra campagne e zone artigianali della periferia di Vicenza, il teatro del nuovo femminicidio, sesto in una settimana.

Pierangelo Pellizzari, 61 anni, disoccupato, alle spalle una condanna per le violenze inflitte a una ex, ora è un assassino in fuga. Dopo aver ucciso Rita è scappato, prima alla guida della sua jeep grigia, poi in vespa, infine a piedi. I carabinieri stanno battendo a tappeto la campagna con cani, elicottero, droni. Pellizzari è armato, pericoloso.

Amenze e Pellizzari si erano sposati nel 2018. Lei era una rifugiata, lui con una relazione finita dopo una condanna a 4 mesi per minacce e lesioni. Questo la donna non lo sapeva e si è fidata. Ci ha messo poco a rendersi conto di chi fosse realmente la persona con cui era andata a vivere, prima a Val Liona e poi a Villaga. Lui faceva la spola tra casa e municipio per chiedere i sussidi. “Una persona un po’ sopra le righe”, lo definisce il sindaco Eugenio Gonzato. Capelli lunghi, orecchino con croce d’oro pendente, a volte prepotente, come racconta chi lo incrociava nei bar del paese.

Nel 2008 gli era stato revocato il porto d’armi, proprio in virtù del suo fare minaccioso. I carabinieri del paese avevano inviato una relazione in Questura e di lì a poco era arrivato il ritiro della licenza. Lui e la moglie litigavano da mesi, da quando lei gli aveva confidato di voler portare in Italia i tre figli che vivono ancora in Africa. Una situazione di conflitto insostenibile, forse con violenze subite e mai denunciate. Per questo Amenze se n’era andata di casa, trovando ospitalità momentanea da alcuni conoscenti. Tra agosto e settembre aveva trascorso qualche settimana in Nigeria, l’ultimo viaggio prima di ricongiungersi con la sua famiglia.

Ieri mattina alle 7 Pellizzari le ha teso l’agguato mortale. Si è nascosto dietro gli alberi che costeggiano il parcheggio dell’azienda dove lei lavorava e, quando l’ha vista arrivare, è uscito allo scoperto: quattro colpi di pistola al petto, senza dire una parola. Un’esecuzione in piena regola, di fronte agli operai che entravano con lei nello stabilimento.

I colleghi si disperano: “L’abbiamo vista morire davanti ai nostri occhi e non abbiamo potuto fare niente”. “Non chiamatela emergenza, si chiama patriarcato. Addio compagna”, scrive su Facebook la Flai Cgil, a cui Rita era iscritta. E intanto la foto segnaletica dell’assassino gira tra le pattuglie di mezzo Veneto.

Fonte: Repubblica

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