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214247355 5bab1e43 d6df 4063 b7e2 dea82c874d63 - Uganda, il giro di vite di Museveni per assicurarsi il sesto mandato

KAMPALA – Sulle gigantografie che tappezzano l’intero Paese, dalla capitale ai suoi borghi più miseri e remoti, con un cappello cardinalizio in testa il presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni, 76 anni e al potere da 34, sorride bonario e soddisfatto come se già pregustasse l’esito delle elezioni del 14 gennaio prossimo, in cui tutti i bookmaker lo dànno largamente in testa. E ciò anche grazie alle sue nutrite milizie che, travestite da guerrieri ninja e armate di mazze ferrate, da mesi terrorizzano la popolazione spiegando di aver piazzato microtelecamere in tutti i seggi e minacciando di bastonare chiunque non voterà per il loro leader. “Non saprei definire il prossimo voto che sicuramente non saranno libere elezioni, perché ai leader dell’opposizione è vietato esprimersi, il solo avversario che aveva una possibilità di sconfiggere Museveni è stato messo in galera ed è stato oscurato perfino Facebook, considerato pericoloso per la rielezione del presidente”, si lamenta John Seruma, professore di scienze politiche della prestigiosa università Makerere di Kampala.

Seruma non nasconde le sue simpatie per il musicista Robert Kyagulanyi, alias Bobi Wine, il più forte candidato dell’opposizione al regime ugandese, il cui arresto del 18 novembre scorso per “atti suscettibili di diffondere una malattia infettiva” ha provocato violente manifestazioni durante le quali sono morte trentasette persone. Wine è stato liberato due giorni dopo e da allora, tra mille difficoltà, ha ripreso la sua campagna elettorale, consapevole di essere ancora nel mirino dei giudici al servizio del presidente. Infatti, dopo la sua elezione a deputato nel 2017, con l’irresistibile ascesa della sua popolarità soprattutto nei ghetti più poveri di Kampala, Wine era già stato arrestato un paio di volte con le accuse di “tradimento”, di “possesso illegale di armi da fuoco” e di “tentativo di irritare, inquietare e ridicolizzare” Museveni.

Giunto al potere nel 1986 e diventato il primo presidente democraticamente eletto nel 1996, Museveni, ex guerrigliero marxista convertitosi all’economia di mercato, può vantarsi di aver riportato la pace in una nazione che era stata funestata dalle dittature di Amin Dada e di Milton Obote. “Ha costruito la sua legittimità sulla stabilità politica impressa al Paese, ma la maggioranza degli ugandesi non ha conosciuto la violenza degli anni della nostra guerra di liberazione, poiché la metà della popolazione è nata dopo il 2005 ed ha quindi meno di sedici anni”, dice ancora il professor Seruma.

È invece nel celebre rapper Bobi Wine che questi giovani hanno trovato l’eroe dei loro sogni di cambiamento. Nei suoi poster elettorali – ben più piccoli di quelli di Museveni – porta un basco rosso in onore a Che Guevara, ancora idolatrato nel Paese africano. Trentotto anni, nato e cresciuto in una bidonville della capitale, il musicista prestato alla politica ripete spesso che “la gente lo sostiene solo per le sue idee riformatrici”. Eppure, è lui stesso consapevole che questo non basterà per vincere le presidenziali. Sul sito African Arguments, ha recentemente dichiarato che “la campagna elettorale contro Museveni è una guerra, e non è ad armi pari, perché il presidente usa tutti i mezzi che gli offrono le istituzioni statali, comprese le misure anti-Covid, per bloccare l’opposizione”. Intervistato il 18 dicembre scorso dalla Bbc, Wine ha anche dichiarato che il presidente non tratta gli altri candidati come rivali politici “bensì come terroristi” per poi denunciare “i numerosi omicidi di cittadini inermi compiuti da parte dei suoi scherani”.

Il solo elettorato che Bobi Wine può provare a convincere è quello urbano, mentre nelle campagne appare disarmato di fronte all’impatto della propaganda del presidente che ancora si presenta come un semplice allevatore, lui che possiede una compagnia di centinaia camion con i quali ogni giorno, profumatamente pagato dalle organizzazioni internazionali, muove dall’aeroporto di Entebbe al nord del Paese le tonnellate di aiuti per gli 1,5 milioni di profughi che accoglie l’Uganda.

Il presidente sa bene che della dozzina di candidati che lo sfideranno a gennaio, Bobi Wine, che un tempo chiamava il suo “nipotino”, è l’unico in grado di ridurre l’ampiezza del suo prossimo trionfo. Fatto sta che Museveni non vede l’ora di dare inizio al sesto mandato della sua lunga carriera politica, sfruttando in campagna elettorale tutti i trucchi consentiti. Il mese scorso, per esempio, durante una tournée nel nord-ovest del Paese, per dimostrare la sua forma fisica l’ex freedom fighter s’è chinato a terra e, davanti ai suoi fan e alle telecamere delle tv locali, ha improvvisato una decina di flessioni.

Fonte: Repubblica

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