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una cortina di ferro per fermare il virus norvegia e finlandia chiudono i confini con la svezia - Una "cortina di ferro" per fermare il virus: Norvegia e Finlandia chiudono i confini con la Svezia

Pattuglie armate, sensori elettronici, elicotteri di guardia di frontiera ed esercito in volo dall’estremo nord all’estremo sud del confine. Non più solo al piccolo lembo di frontiera settentrionale Norvegia-Russia. E nelle città di frontiera come Strömstad che un tempo erano punto d’incontro tra amici delle due parti e paradiso dello shopping confinario, i parcheggi stracolmi sono ora deserti come una zona abbandonata, presidiati solo dagli agenti con ben visibili casacche gialle. Ovunque l’avviso, su cartelli e rilanciato da megafoni: chiunque dalla Norvegia passi oltre il confine svedese anche solo di un centimetro si dovrà fare obbligatoriamente dieci giorni di quarantena. Una nuova “cortina di ferro” si è abbattuta sull’Europa, ma questa volta non “dal Baltico ai Balcani, da Stettino a Trieste” come disse il grande Winston Churchill nel suo memorabile discorso di Fulton. No, il confine blindato divide per la prima volta Paesi amici e quasi fratelli nell’immaginario collettivo, i paesi della Comunità nordica.

Il Covid 19 li ha divisi per la prima volta nella loro storia. La decisione è stata presa da governi di diverso colore ma entrambi guidati da donne, le premier conservatrice norvegese Erna Solberg e socialdemocratica finlandese Sanna Marin. La politica di rifiuto di ogni lockdown decisa dal debole esecutivo a guida socialista del premier svedese Stefan Lofven ha prodotto conseguenze spaventose, e quindi il terrore del contagio ha spinto Oslo e Helsinki a misure estreme.

Le cifre, fanno notare a Le Monde fonti norvegesi, la dicono tutta: con lockdown e altre restrizioni serie la Norvegia, coi suoi 4,5 milioni di abitanti, è uscita dalla prima fase del coronavirus con 252 morti, ovvero circa 4,6 per 100mila abitanti. Analogamente lusinghiero è il bilancio finlandese. La Svezia invece, con 10 milioni di abitanti, puntando sulla libera scelta dei cittadini responsabili e sperando in fenomeni da immunità di gregge, ha avuto 5500 morti che continuano a salire, in altre parole ben 252 morti ogni 100mila persone.

Nelle zone di confine, commercianti e abitanti sono disperati, ma devono accettare giocoforza il nuovo muro deciso per imperativi sanitari. “Sembra davvero di vivere dietro una nuova cortina di ferro”, dice desolata una venditrice svedese, Caroline Nystrom. Della nuova cortina c’è chi si sente già prigioniero, come Stale Lövheim: “Posso passare il confine per andare al mio posto di lavoro, ma poi o dormo lì oppure ogni volta che torno a casa sono in quarantena. Insomma di fatto quarantena permanente”. E una caduta o abbattimento festoso in stile 1989 del nuovo Muro, il primo Muro del Grande Nord, non è ancora alle viste. 

Fonte: Repubblica

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