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PECHINO – L’appoggio, di peso, ce l’ha. Il curriculum, di tutto rispetto, pure. Il Giappone è pronto ad avere la sua prima donna premier? Dopo il passo indietro di Yoshihide Suga venerdì scorso dopo appena un anno alla guida del Paese, è già partito il toto-nomi dentro la Ldp per conquistare la leadership del Partito Liberal democratico e, verosimilmente, l’incarico di futuro nuovo primo ministro. E in mezzo al muro di cravatte della formazione conservatrice nipponica, spunta il nome di Sanae Takaichi: la Lady di Ferro del Sol Levante.

Ex ministra degli Affari interni e delle Comunicazioni, 60 anni, ammiratrice di Margaret Thatcher, Takaichi è sostenuta nientemeno che dall’ex potentissimo premier Shinzo Abe, di cui è stata fedele alleata durante gli anni al governo.

Annuncerà la sua discesa in campo nei prossimi giorni, scrive la stampa giapponese. Diventando la seconda donna, dopo l’attuale governatrice di Tokyo Yuriko Koike che ci provò nel 2008, a correre per il ruolo di leader del partito più importante del Giappone nelle primarie del prossimo 29 settembre. E, a quel punto, se ce la dovesse fare, prima candidata come capo del governo nelle elezioni generali che si terranno a ottobre o, al massimo, a novembre.

Eletta otto volte in Parlamento, Takaichi non fa parte di nessuna corrente dentro la Ldp, ma i buoni rapporti con il suo vecchio mentore Abe le dovrebbero garantire i 20 voti necessari per prendere parte alla gara interna tra i conservatori.

Il programma di Sanae Takaichi

Molto a destra dentro al partito, portabandiera dell’ala più nazionalista, ha già lasciato intendere in passato che non le dispiacerebbe una modifica dell’articolo 9 della Costituzione pacifista imposta dagli americani dopo la Seconda guerra mondiale – e che fa sì che il Giappone non possieda un vero e proprio esercito – facendo riferimento a “Forze di difesa nazionale”, al posto delle attuali “Forze di autodifesa”: per combattere l’espansionismo e l’aggressività di Pechino nelle aree contese e affrontare la minaccia nucleare nordcoreana.

Così come non disdegna, puntualmente, le visite al santuario scintoista di Yasukuni dove riposano le anime dei combattenti per la Patria. E che, puntualmente, provocano le reazioni di Cina e Corea del Sud che le invasioni giapponesi le hanno subite.

Dopo l’addio di Suga, Takaichi ha già iniziato a tratteggiare la sua eventuale futura agenda di governo: rafforzare l’economia, raggiungendo un’inflazione al 2%, dare più fondi al sistema sanitario – molto provato a causa della pandemia – respingere la minaccia tecnologica cinese e introdurre nuove leggi per prevenire la fuga di informazioni sensibili verso Pechino. 

I liberal-democratici perderanno seggi, fanno notare molti analisti, ma non la maggioranza alla Camera bassa vista la debolezza dell’opposizione (del resto hanno perso le elezioni soltanto due volte dal 1955 a oggi). La corsa di Takaichi sarà, in ogni caso, tutt’altro che semplice.

Gli altri candidati

Davanti a lei ha molti nomi di peso. A cominciare da Taro Kono, 58 anni, l’uomo scelto da Suga per portare avanti la campagna vaccinale: in testa negli ultimi sondaggi con il 31,9% dei consensi e che dovrebbe sciogliere la riserva, anche lui, a giorni. Molto attivo sui social, popolare tra i giovani, è l’unico un po’ fuori dagli schemi degli ingessatissimi conservatori nipponici.

Il primo a (ri)lanciarsi nella corsa è stato invece Fumio Kishida, 64 anni, ministro degli Esteri con Abe e sfidante proprio di Suga lo scorso anno: uno per il quale la politica è affare di famiglia visto che il padre e il nonno sono stati deputati. E poi l’ex ministro della Difesa, Shigeru Ishiba, 64 anni, anche se non molto popolare tra i vecchi papaveri del partito per il suo stile troppo “populista”.

In attesa dell’ufficialità di tutte le candidature, sarà interessante vedere come se la caverà Takaichi. Per capire se il Giappone è pronto ad una leader donna. Alla nuova Lady di Ferro d’Oriente.

Fonte: Repubblica

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