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una donna per la prima volta presidente aggiunto della cassazione - Una donna per la prima volta Presidente aggiunto della Cassazione

ROMA – Una donna, per la prima volta nella storia della Cassazione, e per giunta con il voto di tutti, arriva a conquistare il ruolo di presidente aggiunto. Margherita Cassano sarà il secondo magistrato d’Italia. Sopra di lei, come presidente, il Csm ha scelto Pietro Curzio. Anche per lui un voto unitario. Un segno, dicono in queste ore a palazzo dei Marescialli, che al Consiglio “non dominano le correnti, ma scelte di buona amministrazione”. 
 Un fatto è sicuro. È certamente di pregio la scelta di entrambi, ma quella di Margherita Cassano segna una tappa che ha un valore simbolico per una magistratura ormai composta, per oltre il 50%, da donne. E che una donna le rappresenti al  vertice della Cassazione segna lo stesso salto che c’è stato con  l’elezione unanime di Marta Cartabia alla Corte costituzionale e la nomina di Gabriella Palmieri come capo dell’’Avvocatura dello Stato. 
 
Solo la prossima settimana, il 15 luglio, il plenum del Csm, alla presenza del presidente Sergio Mattarella, ratificherà, con un voto che anche in questo caso si può presupporre comune a tutti, il team Curzio-Casano che  dirigerà la Corte per i prossimi tre anni. Tanti ne ha di fronte Curzio, attuale presidente di una sezione civile della Cassazione, noto per i suoi libri giuridici, mentre per Cassano, che ha 64 anni, gli anni di lavoro sono ancora sei. E non è difficile immaginare già adesso che proprio Cassano potrà essere la candidata più accreditata per ottenere nel 2023 il posto di presidente. Quel posto che, nel 2013, sfuggì invece a Gabriella Luccioli, altra toga importante cui si devono pagine da ricordare sul caso Englaro.

 
Attuale presidente della Corte di appello di Firenze, Margherita Cassano, 64 anni, è una donna che ha dedicato la sua vita al lavoro. Ha una devozione per suo padre, Pietro Cassano, magistrato molto famoso a Firenze, presidente di tanti processi di terrorismo rosso e nero sia in Corte di Assise che in Corte di Assise di appello negli anni caldi della lotta armata. È stato lui a condannare Renato Curcio. Le piace ricordare una sua frase, ripetuta come un mantra a lei e alla sorella Alessandra, che ha scelto la medicina ed è oncologa al Policlinico Gemelli : “Ragazze,  aspettate che le cose vengano incontro a voi, e non andate voi incontro alle cose”. In molti gliel’hanno sentita ripetere in questa ultima settimana quando le voci sulla corsa alla presidenza della Cassazione si facevano più fitte, con alti e bassi sulle sue chance. Ma lei, continuando a fare il suo lavoro a Firenze, rispondeva tranquilla citando la frase del padre. 
 
Toga, da sempre, di Magistratura indipendente, Margherita Cassano è nata a Firenze, ma la sua famiglia è di origini lucane. Il padre di San Mauro Forte, la madre di Grassano, due piccoli paesi del materano. Entra in magistratura nel 1980. Fa parte della scuola fiorentina di Piero Luigi Vigna, il capo della procura e poi procuratore nazionale antimafia, un maestro nelle indagini di mafia e di terrorismo. Con Vigna lei è stata pubblico ministero per anni, coordinando  le prime inchieste sui grandi traffici di stupefacenti e sulle infiltrazioni in Toscana della criminalità organizzata. Poi l’esperienza di consigliere del Csm nel 1998. E poi la Cassazione, dove ha fatto il giudice per 13 anni, alla prima sezione penale, al Massimario, come vice direttore del Ced (la struttura informatica della Corte), poi ancora componente delle sezioni unite penali. Per nove anni ha lavorato nel cosiddetto “ufficio spoglio” che compie un esame preliminare dei ricorsi. Nel 2015, anche quella volta all’unanimità, arriva la nomina al vertice della Corte di appello di Firenze. Ma a Roma, nel suo ufficio in Cassazione, lascia un quadro che rappresenta San Mauro Forte, il paese del padre e che un parente lucano le aveva donato. C’è da scommettere che quel quadro adesso tornerà nel suo ufficio di presidente aggiunto.
 Fonte: Repubblica

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