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BERLINO – Nell’Ungheria di Orbán puoi essere ambasciatore pedofilo scoperto nel Paese dove prestavi servizio grazie a indagini made in Usa. Ma poi tornato a casa se godi dell’amicizia del premier-autocrate te la cavi con una condanna ad appena un anno con la sospensione condizionale della pena. Questa è la storia di Gabor Kaleta, diplomatico magiaro scoperto in Perú come dedito ad atti pedofili e traffico di materiale pedopornografico. In teoria, secondo la propaganda ufficiale, il governo sovranista ungherese è sommo difensore della famiglia e dell’infanzia e dei valori tradizionali. Ma – scrive quel poco che resta dei media indipendenti ungheresi, citati stamane dall’agenzia di stampa italiana Ansa – se godi appunto della stretta amicizia del potentissimo e carismatico primo ministro autocratico sovranista ammiratore dichiarato di Putin, Erdogan e del regime azero e fautore dell’idea di “democrazia illiberale” e di nuovi rapporti strategici con la Cina per tutti i 4 paesi di Viségrad (Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia, tutti membri della Nato e della Ue da cui ricevono ingenti aiuti economici quali fondi di coesione), te la cavi con una condanna mite.

Non è tutto, sempre secondo il dispaccio di stamane dell’Ansa che cita i media indipendenti magiari: il premier e il suo governo avrebbero preferito tenere segreta la notizia, che invece è divenuta pubblica solo grazie al coraggio di qualche investigative reporter. E la notizia ha causato inevitabile, diffusa indignazione nell’opinione pubblica ungherese e su molti media mondiali.

Gabor Kaleta oltretutto non era un diplomatico qualsiasi. Ricopriva l´incarico di ambasciatore d’Ungheria nel Paese sudamericano. Finché una severa e precisa indagine internazionale condotta da istituzioni degli Usaa contro le reti mondiali di pedofili e commercianti di pedopornografia ha scoperto che sul suo computer c’erano ben 19mila filmati e foto di violenti atti sessuali su minori. Kaleta è tornato in patria grazie a un’operazione dei servizi segreti magiari. E la sentenza a suo carico è stata, appunto, di una clemenza terrificante. Tanto più in un Paese in cui la maggioranza di governo con la sua propaganda e le sue leggi conduce una guerra aperta contro la “deviante ideologia della lobby Lgbtq” e recentemente ha vietato ai transgender di registrare ufficialmente il loro cambio di sesso.

 Fonte: Repubblica

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