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Il sogno di Orbàn è dunque quello di dare una casa comune all’ultradestra sovranista, oggi spaccata in due gruppi all’Eurocamera: da un lato ci sono i Conservatori (Ecr), guidati dai polacchi del Pis, il partito di Jaroslaw Kaczynski al governo a Varsavia, e Giorgia Meloni, dall’altro Identità e Democrazia (Id), la formazione di Salvini e Marine Le Pen della quale fanno parte anche gli eurofobi tedeschi di estrema destra dell’Afd.

Orbàn ha spiegato di avere già parlato con Salvini e Meloni, mentre da giorni sono in corso i contatti con i polacchi, alleati del premier ungherese nel formato di Visegrad, ovvero il gruppo di leader dell’Europa centro-orientale che ai vertici europei ormai da sei anni si presenta con un’agenda comune, sovranista, per contrastare il peso dell’asse franco-tedesco di Merkel e Macron e le istanze dei mediterranei sui migranti.

L’idea di formare un gruppone sovranista a Strasburgo aleggia da tempo e viene discussa dietro le quinte da prima delle europee del 2019. Tuttavia ma non è mai sbocciata per ragioni politiche e di gestione del potere e perché Orbàn ha aspettato fino all’ultimo a lasciare il Ppe, finora un’assicurazione sulla sua vita politica che lo ha schermato di fronte alle pesanti critiche e agli scontri causati dalle politiche liberticide che conduce in Ungheria. Potenzialmente un matrimonio tra Ecr e Id farebbe nascere il secondo gruppo all’Europarlamento, più forte del centrosinistra dei Socialisti e Democratici alle spalle del solo Ppe.

Dopo il divorzio dal Ppe, Orbàn ha bisogno una forte formazione politica, con dentro anche partiti di governo proprio come i polacchi e gli italiani, che lo protegga in Europa di fronte alla sua azione improntata alla democrazia illiberale e che possa intestarsi in patria – a beneficio degli elettori – dopo la cacciata dal Ppe. Inoltre Orbàn se entrasse direttamente nell’Ecr dovrebbe sottostare ai polacchi del Pis, partito leader e con maggiore anzianità nel gruppo che fu dei Tories inglesi. Per questo l’ungherese cerca di mischiare le carte e fondare una nuova forza politica nel quale possa rivendicare un ruolo centrale.

Finora Kaczynski e Meloni hanno detto di no, lasciando capire che accoglierebbero volentieri Orbàn tra le loro fila nell’Ecr, ma dicendosi indisponibili a sciogliere un gruppo, appunto i Conservatori, con una lunga storia politica alle spalle. Salvini dal canto suo flirta con Orbàn per spegnere i sogni di approdo al Ppe dell’ala della Lega vicina a Giancarlo Giorgetti e per uscire dall’isolamento in Europa nel quale lo relega la permanenza in Identità e democrazia. Lo stesso Salvini preferisce la fondazione di un nuovo partito Ue piuttosto che entrare da ultimo arrivato nell’Ecr, il cui presidente è Giorgia Meloni. Una questione insomma di potere e di soldi, perché chi comanda in un gruppo all’Europarlamento gestisce anche cariche e finanziamenti per le attività politiche.

C’è infine la grana Le Pen e Afd. Sia la francese che i tedeschi, oggi alleati di Salvini in Id, sono considerati impresentabili perfino da Orbàn e da Kaczynski. Quest’ultimo inoltre ha il problema delle tendenze filo russe della Le Pen, mentre sarebbe disposto a tollerare quelle di Salvini. Non solo, l’ingresso in blocco in una nuova formazione di Salvini, Le Pen e Orbàn sposterebbe il peso politico verso di loro, proprio a scapito dei polacchi. Quindi il segretario della Lega per allargare le sue alleanze europee dovrebbe abbandonare “l’amica Marine” e l’Afd. Insomma, la partita dei sovranisti europei è lunga e il risultato finale è ancora da vedere.

Fonte: Repubblica

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