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ROMA – Si è dimesso da presidente dell’Osservatorio dei concorsi universitari, struttura che – tutto compreso – da quattro stagioni monitora uno degli elementi più contestati della vita pubblica del Paese. Con gli stretti del suo direttivo, Marco Federici ha avviato una discussione online e dedotto che l’intero Osservatorio – 199 iscritti – poteva scioglersi. “Pochi si sono opposti”. L’ex presidente spiega: “La maggioranza, ma direi tutto il Parlamento, sta avallando una proposta di legge che legalizza il concorso universitario su misura, confezionato su una figura specifica. Le leggo un passaggio del testo Torto-Melicchio, due deputati dei Cinque Stelle: ‘Nei concorsi universitari si può introdurre l’indicazione di un profilo sulla base dell’attività di ricerca e della didattica nei macrosettori’. Sembra piuttosto chiaro. Le commissioni, che già oggi gestiscono i concorsi con vasto arbitrio, indicheranno la figura con il profilo adatto, a prescindere dal suo curriculum, dalle pubblicazioni realizzate. La riforma è disegnata su indicazione dei dipartimenti, con la benedezione della Conferenza dei rettori”.

Videoforum “Mala” e buona università, ministra Messa: “Fuori dal sistema chi sbaglia sui concorsi”

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Al videoforum di Repubblica la ministra Maria Cristina Messa disse che l’università italiana aveva bisogno di qualcosa di simile: “Si devono identificare i candidati migliori”, spiegò, “le figure che possono coprire un’area, avviare un sistema di cooptazione a un livello molto alto. E poi dobbiamo avere commissioni allargate al mondo esterno, all’industria, all’estero”.

“Quel videoforum è stata la miccia che ha acceso la voglia di sciogliere l’Osservatorio. La ministra ha ammesso: alcuni concorsi non vanno, chi sbaglia deve essere cacciato, poi, però, ha ribadito la volontà di cooptazione. Dentro i migliori, è lo slogan. Per noi significa rendere legale quello che oggi legale non è. E’ indubbio che con la ministra Messa la volontà di scegliere il candidato alla maniera anglosassone abbia conosciuto un’accelerazione. Peccato, nutrivo speranze in lei”.

E’ vero che l’università italiana ha bisogno di figure che spesso non trova con gli attuali concorsi.

“E allora perché Daniela Torto e Alessandro Melicchio, i due relatori della commissione Cultura alla Camera, non inseriscono anche la responsabilità della scelte ad personam? Negli Stati Uniti se coopti un incapace, poi te ne vai tu, direttore di dipartimento, e paghi anche i danni. Perché il disegno di legge non tocca i poteri delle commissioni, perché non offre criteri unici nazionali per la valutazione del vincitore?”.

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Il professor Marco Federici 

Vi siete sciolti perché non c’è la volonta politica di riformare il sistema universitario?

“Proprio così. E perché se passerà il progetto di legge, l’Osservatorio sui concorsi universitari avrà ben poco da osservare. Oggi ci concentravamo quasi esclusivamente sui bandi profilati. Non esisteranno più”.

Vi sentiti traditi dai Cinque Stelle, che nel mondo delll’università e della ricerca alla vigilia delle elezioni del marzo 2018 avevano sollevato speranze?

“Non siamo mai stati attratti da un partito, neppure dai Cinque Stelle. Piuttosto da alcune personalità politiche. Queste sì, ci hanno deluso”.

Spieghi.

“Il ministro Lorenzo Fioramonti. Molti annunci sul tema, belle riforme possibili, una nuova struttura ministeriale creata proprio a controllo dei concorsi universitari. Con lui l’attività dell’Osservatorio ha preso velocità. Poi si è dimesso, e ogni intenzione è diventata polvere”.

Il ministro Gaetano Manfredi?

“Deludente”.

Oggi?

“Il deputato Alessandro Melicchio ci ha ascoltati, è venuto al nostro convegno di Ferrara, ha preso appunti, ci ha invitati alla Camera. Il politico più vicino, il più attento. Poi ha scritto questa proposta di legge che è all’opposto del nostro pensiero. Non capiamo a cosa sia servito tutto questo impegno, una discussione lunga due anni”.

Agnese nel Paese dei baroni / Prima parte

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Forse dopo quattro anni di lavoro sarete personalmente stanchi.

“L’Osservatorio era certo una macchina che sottraeva tempo alla vita e alle professioni, abbiamo sì molta stanchezza addosso, ma il motivo che ha portato alla nostra dissoluzione era la mancanza di un senso nell’andare avanti. Questa riforma universitaria, deve sapere, trova consenso in larghe parti del Consiglio universitario nazionale”.

Ora il dibattito sull’università resta in mano alla Crui e a una decina di intellettuali di peso, tendenzialmente liberisti. Non pensate di aver deluso i vostri iscritti?

“Anche nel nostro mondo, quello che contesta i concorsi universitari, alberga molto egoismo. C’è chi si iscriveva, o semplicemente inviava la denuncia, solo per segnalare al rettore la questione personale. Dopo il nostro intervento sul caso, saluti e baci all’Osservatorio. A proposito dei dieci liberisti, sì, lo spirito del Governo Draghi, l’idea di ridare rapidamente fiato e cervelli alle aziende dopo la lunga pandemia, sta influenzando la futura legge sull’università e la sua velocità di approvazione”.

Il Torto-Melicchio è tutto da buttare, secondo lei?

“Qualcosa sul precariato sta realizzando. Vuole togliere il ricercatore di Tipo B e portare a sette anni, invece degli attuali otto, il percorso pre-ruolo. Diciamo che è una proposta mediocre, un’occasione perduta”.

Perché lei ha fondato l’Osservatorio su concorsi? Qual è la sua storia, dottor Federici?

“E’ la storia di uno studente appassionato di Lingue a cui l’università ha rovinato la vita, una storia comune. Come ricercatore e come assegnista, specializzato in Letteratura spagnola, ho partecipato a dieci concorsi e non ne ho mai vinto uno. Non li meritavo, crede? Le racconto due episodi. Nel 2016 all’Università di Catania ero l’unico candidato, nessun interno. Mi presento che ho già scritto due libri e decine di articoli. La commissione controlla e riesce nell’impresa di tenere il mio punteggio al di sotto della soglia minima: nessun vincitore, concorso nel cestino. Poi l’Università di Padova, qui mi confronto con il candidato interno. Siamo a pari merito per punteggio, e uno a uno nel giudizio dei due commissari esterni. Come va a finire? Secondo lei per chi ha votato il commissario interno all’Università di Padova?”.

Agnese nel Paese dei baroni / Seconda parte

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Lei è abilitato al ruolo di professore associato.

“Sì, da novembre. Ho preso l’abilitazione scientifica dopo una lunga serie di bocciature in cui ho certificato che alcune commissioni avevano dichiarato il falso sul mio conto”.

Tornerà all’università?

“Parteciperò a qualche concorso giusto, con meno spinta di prima. Credo che la comunità scientifica cui appartengo debba essere ancora un luogo di discussione non di sciacalli silenziosi in attesa che arrivi il loro momento per entrare. Oggi avrei le mie possibilità, ho continuato a pubblicare, ho l’abilitazione all’insegnamento in Spagna, sono esperto valutatore delle proposte Marie-Curie per Horizon 2020. La mia priorità, oggi, però, è quella di entrare a scuola. Devo campare, sono stufo di inseguire il precariato”.

Perché lei oggi, a 41 anni. è un insegnante precario di scuola.

“Sì, tagliato fuori dall’altra piccola riforma del reclutamento scolastico appoggiata sul Decreto sostegni bis. Con tutta la mia specializzazione universitaria nelle lingue, oggi faccio l’insegnante di sostegno, disciplina per cui non sono specializzato, su un alunno con un handicap grave. Lavoro in un liceo scientifico di Ladispoli. Vedo trentenni passarmi davanti a scuola e all’università e vivo tutto questo con frustrazione. Vivo in affitto in una casa piccola, non ho figli perché ho paura di perdere il lavoro. L’università mi ha rovinato la vita, la scuola non me la sta migliorando”.

Fonte: Repubblica

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