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“Ho fatto molti errori nella vita. Ma non sono un assassino. State uccidendo un innocente”. L’amministrazione Trump, alla fine l’ha spuntata: dopo 17 anni di moratoria non scritta, le esecuzioni federali sono riprese. E dopo una serie di sospensioni last minute che hanno brevemente dato speranza al condannato, Daniel Lewis Lee, 47 anni, è stato messo a morte nel penitenziario di Terre Haute, Indiana, dov’era rinchiuso da quasi 20 anni. 

A dare l’ok alla sua esecuzione, avvenuta all’alba con 24 ore di ritardo rispetto al previsto attraverso iniezione letale, è stata la Corte Suprema americana: con una maggioranza di 5 a 4. Lee era pronto. Già lunedì aveva detto addio al telefono alle persone più care e passato del tempo col suo consigliere spirituale. Il suprematista bianco era colpevole di aver partecipato al massacro della famiglia di origine ebraica Mueller: il venditore di armi da collezione William Frederick, sua moglie Nancy e la figlioletta Sarah Elizabeth di 8 anni. Un crimine avvenuto nel 1996 nella cittadina di Russelville, Arkansas, istigato dal complice Chevie Kehoe. I due avevano intenzione di usare il denaro ricavato dalla vendita delle armi rubate per finanziare un utopico stato bianco da fondare fra Oregon, Idaho e Montana: secondo il credo dell’organizzazione di cui era membro insieme al padre e ai fratelli, l’Aryan Peoples’ Republic. A Kehoe, però, è toccata una sorte diversa: nonostante fosse coinvolto perfino nell’attentato di Oklahoma City del 1995, è stato condannato “solo” a tre ergastoli e finirà  i suoi giorni in prigione.

Era stato il ministro della giustizia William Barr ad annunciare un anno fa la decisione del presidente Donald Trump di rompere con la moratoria mai scritta: e riprendere le esecuzioni di persone condannate dai tribunali federali. Prassi abbandonata nel 2003 perché la pena di morte era ormai in vigore solo in alcuni stati della federazione americana e non in tutti. 

Quella di Daniel Lewis Lee è stata dunque la prima esecuzione federale in 17 anni: ma altri lo seguiranno a breve. Domani è in agenda la morte di Wesley Ira Purkey, 40 anni, l’assassino della sedicenne Jennifer Long, uccisa e smembrata nel 1998 quando lui aveva solo 18 anni. Pochi mesi dopo aveva fatto fare la stessa fine ad una donna di 80 anni, Mary Ruth Bales. Venerdì toccherà a Dustin Lee Honken, 52 anni: ex spacciatore che nel 1993 uccise con l’aiuto della fidanzata due informatori della polizia. Ancora, ad agosto è in calendario l’esecuzione di Keith Dwayne Nelson, 56 anni: nel 1999 rapì, stuprò e uccise la piccola Pamela Butler di appena 10 anni.

Con l’esecuzione di Lee stamattina, il boia ha ripreso ufficialmente a lavorare per il governo degli Stati Uniti. E difficilmente gli altri “dead man walking” in lista – i condannati con la data dell’esecuzione già fissata – potranno scampare il loro tragico appuntamento con la morte.

Fonte: Repubblica

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