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Gli americani vaccinati con Pfizer si stanno già riarrotolando le maniche per la terza dose, da fare sempre con Pfizer. Meno chiaro al momento è il da farsi per chi ha avuto Johnson&Johnson o Moderna. Il discorso vale per gli Stati Uniti, dove la Food and Drug Administration (Fda), l’autorità regolatoria che approva farmaci e vaccini, è chiamata a decidere questa settimana sulla cosiddetta dose booster. In Italia l’ulteriore richiamo è previsto per determinate categorie – over 60 e fragili – a prescindere dal tipo di vaccino che hanno già usato, almeno sei mesi dopo l’immunizzazione. Le terze dosi, da noi, vengono effettuate con Pfizer o Moderna. Negli Usa invece l’Fda si sta interrogando sulla necessità di una terza iniezione per chi ha avuto Moderna, o di una seconda per chi ha avuto Johnson&Johnson (che prevede l’immunizzazione con una singola dose).

Mentre il declino di efficacia di Pfizer, sei mesi dopo la vaccinazione, è apparso chiaro negli studi condotti anche dalla casa farmaceutica, meno definita è la situazione per Moderna. Quest’ultimo vaccino usa una quantità di principio attivo a base di Rna tripla rispetto a Pfizer (100 microgrammi anziché 30) e il declino degli anticorpi col tempo, in alcuni studi, è apparso più modesto. “Alcuni studi di efficacia nel mondo reale (tra i vaccinati della popolazione generale, non nelle sperimentazioni, ndr) hanno suggerito un declino di efficacia del vaccino di Moderna nel prevenire l’infezione con sintomi, dovuto sia al passare del tempo che alla variante Delta” scrivono in un parere gli scienziati che fungono da consulenti dell’Fda. “Altri studi non hanno mostrato questo declino”. In ogni caso, scrivono gli esperti, i vaccini disponibili al momento negli Usa proteggono in ogni caso dalla malattia grave e dalla morte. Negli Usa si usano Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson: l’Fda non ha mai approvato AstraZeneca.

L’Fda, nella sua decisione attesa entro venerdì, potrebbe non tener conto del parere dei suoi esperti. E’ già accaduto il 22 settembre scorso, quando l’agenzia regolatoria statunitense ha allargato di molto le categorie da rivaccinare con Pfizer. I consulenti scientifici non si erano sentiti di raccomandare la terza dose a tutti: il 18 settembre si erano espressi consigliandola solo agli over 65 e ai fragili. L’Fda aveva poi aggiunto alla dose booster una lunga lista di persone esposte al virus per ragioni professionali, dai postini ai commessi dei supermercati. La decisione si era basata su una pletora di dati sull’efficacia di Pfizer provenienti da Israele, dati che Moderna non può invece esibire con la stessa ricchezza di dettagli.

La vera questione sul tavolo non è tanto l’efficacia della terza dose, di cui nessuno dubita, quanto la presenza di rari effetti collaterali ai danni del cuore con i vaccini a Rna. Fra i giovani maschi immunizzati con Pfizer o Moderna si sono infatti verificati alcuni casi di miocardite o pericardite. Si tratta di infiammazioni del cuore non gravi – non ci sono stati decessi – e assai poco frequenti, ma che le autorità regolatorie sorvegliano comunque con attenzione. I dati americani, variabili a seconda degli studi, parlano di un minimo di 72,4 casi e un massimo di 283,7 casi ogni milione di vaccinati tra i 18 e i 25 anni.

Un’opzione discussa dall’Fda potrebbe essere l’uso di metà dosaggio per il booster di Moderna: 50 microgrammi invece di 100. Nella riunione di oggi e domani si parlerà anche dell’efficacia del cosiddetto mix and match: l’uso di vaccini diversi per i richiami. I dati preliminari parlano di un aumento della protezione, rispetto all’uso sempre della stessa marca. E’ probabile dunque che anche chi ha avuto Johnson&Johnson (un vaccino che usa il metodo del vettore virale) riceva il richiamo con un vaccino a Rna (Pfizer o Moderna). Anche l’Europa ha praticamente abbandonato i vaccini a vettore virale (da noi si usava anche AstraZeneca). Tutte le nuove iniezioni, e anche le terze dosi, vengono fatte usando i vaccini a Rna.

Fonte: Repubblica

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