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052207607 f863cebb b92b 4487 8da2 4a1a19c4819a - Usa, nuova rivelazione: il 6 gennaio al raduno pro-Trump c'erano anche degli agenti di polizia, come manifestanti

Washington – C’erano anche dei poliziotti, in libera uscita, tra i manifestanti pro-Trump il 6 gennaio a Washington. Diversi dipartimenti di polizia di tutta l’America, dal Texas alla progressista California, hanno aperto delle indagini interne dopo aver scoperto che alcuni dei loro agenti erano andati al raduno di mercoledì scorso. Non per fare servizio d’ordine, ma per protestare e premere sul Congresso.

A quella manifestazione era andato come privato cittadino perfino un alto ufficiale, Dave Ellis, il capo della polizia nella città di Troy, New Hampshire, e si era fatto intervistare dal New York Magazine mentre si trovava a Washington, per esprimere il suo sostegno a Trump. Una donna tenente di polizia a San Antonio in Texas, Roxanne Mathai, ha messo sulla sua pagina Facebook delle foto in cui appare avvolta in una bandiera di Trump sulla scalinata esterna del Congresso.

La Mathai sostiene di non aver partecipato all’assalto violento per penetrare nella sede dell’assemblea legislativa. Alcuni agenti sono già stati sospesi, altri sono sotto inchiesta e potrebbero essere colpiti da provvedimenti disciplinari, secondo il Washington Post. Non è chiaro, per adesso, se alcuni di quegli agenti abbiano anche preso parte all’assalto violento del palazzo del Congresso, che ha fatto cinque vittime. Se hanno solo manifestato pacificamente non sarà facile sanzionarli: il Primo Emendamento garantisce anche agli agenti di polizia il diritto di esprimere le proprie opinioni, quando non sono in servizio. Ma il solo fatto che tra le migliaia di manifestanti pro-Trump ci fossero dei servitori dello Stato, getta una nuova luce su quell’evento.

È un tassello in più per spiegare l’apparente impreparazione delle forze dell’ordine che avrebbero dovuto difendere il perimetro del Campidoglio e impedire l’irruzione dentro le aule parlamentari. Da giorni viene sottolineata l’assenza della Guardia Nazionale che avrebbe dovuto essere mobilitata dal Pentagono, quindi dallo stesso governo federale agli ordini di Trump. Si è messa sotto accusa anche la speciale forza di polizia alle dipendenze del Congresso, i cui capi sono stati costretti alle dimissioni per aver sottovalutato il pericolo.

Ma oltre ad aver schierato pochi uomini e male organizzati, è intervenuto un fattore “ambientale” che ora appare ancora più grave. Gli stessi poliziotti di guardia al Campidoglio almeno all’inizio non avevano la sensazione di avere a che fare con una manifestazione ostile. Anzi, qualcuno è stato visto mentre si faceva dei “selfie” con i manifestanti (anche su questo è aperta un’indagine). Nella folla trumpiana c’erano magliette con lo slogan Blue Lives Matter: è la risposta a Black Lives Matter, che indica la difesa delle vite dei poliziotti. Ora la rivelazione sugli agenti venuti da altri Stati non per garantire l’ordine, ma per partecipare al raduno, conferma che “l’insurrezione” godeva di appoggi e complicità proprio tra chi avrebbe dovuto impedire la violenza. Le immagini degli scontri dicono che la collusione si è dissolta di fronte all’aggressione: tra le cinque vittime di quella tragica giornata c’è anche un ufficiale di polizia del Campidoglio, morto dopo essere stato colpito alla testa con un estintore.

Fonte: Repubblica

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