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NEW YORK – Twitter stacca la spina e chiude per sempre l’account di Donald Trump, accusandolo di aver ripetutamente violato le regole, incitando il suo popolo alla violenza. “Dopo aver revisionato i più recenti tweet di @realDonaldTrump e averli contestualizzati, analizzando come vengono recepiti e interpretati su Twitter e fuori, abbiamo deciso di sospendere permanentemente l’account per evitare ulteriori rischi” hanno fatto sapere nella nota diffusa venerdì sera.  

Il presidente americano uscente Donald Trump non rimane in silenzio e  twitta dall’account ufficiale Potus (Presidente of the Unites States), parla di “cospirazione” e critica Twitter: “Siamo in trattative con altri siti. Stiamo valutando la possibilità di costruire una nostra piattaforma”.

“Come dico da tempo, Twitter si è spinta ben oltre il vietare la libertà di parola e stasera i suoi dipendenti si sono coordinati con i democratici e la sinistra radicale per rimuovere il mio account dalla loro piattaforma, per far tacere me, voi e i 75 milioni di americani che mi hanno votato”, afferma Trump.

“Avevo previsto che sarebbe accaduto – mette in evidenza il presidente Usa -. Stiamo trattando con vari altri siti e avremo un grande annuncio a breve. Stiamo anche valutando la possibilità di una nostra piattaforma in un breve futuro. Non ci metteranno a tacere. Twitter non è libertà di parola”.

Ma Twitter rimuove subito i cinguettii di Donald Trump effettuati dall’account Potus. Secondo le regole del social network, se Trump dovesse cercare di aprire un nuovo account questo sarebbe sospeso non appena rintracciato.

Il social network aveva già cancellato diversi tweet di Trump, dove il presidente uscente contestava la validità delle elezioni presidenziali vinte dal rivale. E ne aveva sospeso l’accountper 12 ore dopo l’assalto a Capitol Hill, salvo riattivarlo nella giornata di ieri. Sull’esempio di Facebook che ha sospeso il profilo di Trump a tempo indeterminato, ora anche il social dell’uccellino ha ora deciso di non dare ulteriore spazio al presidente di cui dopo l’occupazione di Capitol Hill da più parti si chiedono le dimissioni: mentre i democratici pensano addirittura ad una nuova procedura di impeachment. 

La sospensione temporanea, d’altronde, non era bastata. Una volta tornato online, ieri il presidente aveva nuovamente rivolto ai suoi 88 milioni di followers messaggi tutt’altro che pacificatori. Dicendo ai ribelli responsabili dell’assalto al Campidoglio – alcuni dei quali oggi sono stati arrestati – “non permetterò che veniate trattati in maniera ingiusta”. E affermando poi, in un altro tweet, di non avere nessuna intenzione di “partecipare alla cerimonia di insediamento di Biden”: di fatto insistendo nel non voler riconoscere la legittimità della sua elezione. 

In un certo senso per il primo social presidente della storia, Donald Trump appunto, è già una sorta di impeachment: visto che da anni aggira ogni filtro, comunicando direttamente coi suoi fan e usando spesso l’uccellino come manganello per attaccare i suoi avversari politici. 

La decisione arriva dopo che perfino gli impiegati di Twitter si sono ribellati. Ieri hanno infatti indirizzato una lettera interna al fondatore, Jake Dorsey, firmata da 350 di loro, per chiedere di avviare un’indagine e stabilire il vero ruolo dei tweet presidenziali nella rivolta di mercoledì: «Nonostante i nostri sforzi di servire esclusivamente il dibatto pubblico, ci siamo trasformati nel megafono di Trump. Aiutandolo ad infiammare la folla responsabile dei fatti del sei gennaio».

Altri social network come Facebook, Snapchat o Twitch avevano già preso quella misura, ma nel caso di Twitter è significativa perchè  è stata la piattaforma preferita di Trump da quando era in campagna elettorale nel 2016. Un account che contava fino a oggi 88 milioni di follower. “Le nostre regole di interesse pubblico esistono per consentire alle persone di ascoltare direttamente cio’ che i funzionari eletti e i leader politici hanno da dire”, ha spiegato in dettaglio la società con sede in California. “Tuttavia, abbiamo chiarito per anni che questi account non sono completamente al di sopra delle nostre regole e che non possono utilizzare Twitter per incitare alla violenza, tra le altre cose”.

Dopo la sospensione dell’account di @realDonaldTrump i titoli di Twitter hanno perso il 2,78% nelle contrattazioni after-hours a Wall Street.

Il Tweet di Donald Trump Jr

Gli Stati Uniti “stanno vivendo 1984 di Orwell. La libertà di parola non esiste più in America. E’ morta con big tech e quello che ne è rimasto è solo per pochi prescelti. È un’assoluta pazzia”. Lo twitta Donald Trump Jr, il figlio del presidente uscente, riferendosi al romanzo 1984 di George Orwell.

“L’ayatollah e altri regimi dittatoriali possono avere account Twitter senza problemi nonostante minaccino il genocidio di interi paesi e uccidano gli omosessuali, ma il presidente degli Stati Uniti deve essere sospeso in via permanente. Mao sarebbe orgoglioso”, aggiunge Trump Jr in un secondo tweet.

L’ira dei Repubblicani contro Twitter

Si scatena contro Twitter anche l’ira dei Repubblicani. “Gli attacchi” di Twitter “ai conservatori sono vergognosi”,  afferma il senatore repubblicano Rick Scott. “Twitter ha sospeso il presidente Trump ma consente ai cinesi di vantarsi del genocidio e all’ayatollah di parlare sulla possibilità di spazzare via Israele dalle cartine geografiche”, lamenta Scott dando voce alla frustrazione della destra nei confronti dei social media, accusati di essere liberal e faziosi. “Mettere a tacere la gente, per non parlare del presidente americano, è quello che succede in Cina, non nel nostro Paese”, gli fa eco Nikki Haley, l’ex ambasciatrice all’Onu di Trump e aspirante per i repubblicani alla Casa Bianca nel 2024.

Nyp: “Twitter guidata da liberal, rivedere norme”

Il New York Post di Rupert Murdoch critica Twitter. “Alcuni dei tweet di Donald Trump non erano la verità ed erano provocatori, ma lo stesso sono quelli dell’ayatollah Khamenei, il cui account è in rete. La differenza è che Twitter è guidata da liberal americani, che mettono sotto esame solo un tipo di persona e solo un’area politica”, afferma il board editoriale del quotidiano. “Twitter è considerata una ‘piattaforma che, grazie alla section 230, non ha alcuna responsabilità su quello che viene twittato. Può censurare chi vuole. Questo è insostenibile – mette in evidenza il New York Post -. O la Section 230 viene revocata e Twitter si assume la responsabilità di quello che viene twittato, o altrimenti deve fare un passo indietro e lasciare che sia il pubblico a decidere quello che è accettabile e quello che non lo è”. La Section 230 è la norma che garantisce la ‘immunità’ ai social media, sollevandoli da ogni responsabilità.

Fonte: Repubblica

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