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“Ora basta. È morta una bambina, le cose sono andate troppo in là. Se vogliamo far prendere sul serio la protesta bisogna riprendere il controllo della città”. Keisha Lance Bottoms non ne può più. La sindaca afroamericana di Atlanta, 50 anni, da molti ritenuta papabile per la vicepresidenza al fianco di Joe Biden, lo ha detto chiaro stanotte nel corso di una conferenza stampa dove ha fatto il punto sulla morte di Secoriea Turner: la bimba di 8 anni uccisa sabato notte per motivi ancora da chiarire mentre in macchina con la mamma cercavano di entrare nel parcheggio all’incrocio di University Avenue e la strada statale I-75/85.

Quell’area è da settimane off-limits. Terra di nessuno, presidiata dai manifestanti. Perché è proprio qui che lo scorso 12 giugno, pochi giorni dopo la morte di George Floyd che aveva appena sconvolto l’America, la polizia ha ucciso Rayshard Brooks, afroamericano di 27 anni, disarmato. L’uomo era stato fermato mentre dormiva in auto proprio in quel parcheggio. Aveva detto di aver bevuto un po’ troppo e aveva tentato di scappare: finendo sull’asfalto con un colpo sparato alla schiena. A poco è servito l’immediato arresto di Garrett Rolfe, il poliziotto che gli ha sparato. Da allora la folla presidia la zona: dove già il giorno dopo il brutale assassinio era stato incendiato il fast food Wendy’s all’ombra del quale si era assopito Brooks.

Ebbene, i proiettili che hanno colpito la piccola Secoriea Turner sono stati sparati proprio dalla zona presidiata dai manifestanti. Per di più, in una notte particolarmente turbolenta ad Atlanta, la città sconvolta da decine di sparatorie, sempre in zona. “Il parcheggio sarà sgomberato” tuona ora la sindaca Bottoms. “Dobbiamo agire in nome di Secoriea Turner e delle altre vittime della scorsa notte”. Ai giornalisti ha parlato pure la mamma della bimba: “Capisco la frustrazione per la morte di Brooks”, ha detto in lacrime: “Ma noi non c’entravamo nulla con quella storia. Non avevamo fatto nulla. Rendetevi conto: avete ucciso una bambina di 8 anni”.

La situazione è d’altronde sempre più critica pure in altre città d’America. A New York, città da anni considerata sicura e tranquilla, le sparatorie sono aumentate addirittura del 142 per cento solo nell’ultimo week end, quello di un 4 Luglio, una festa dell’Indipendenza particolarmente sotto tono per colpa del coronavirus. Nel week end ce ne sono state 21, hanno provocato 9 morti e almeno 41 feriti. Qui, l’ex capo della polizia Ray Kelly se la prende con il sindaco Bill de Blasio e la sua decisione di tagliare 1 miliardo di dollari dal budget del New York Police Department: “Ha di fatto eliminato le unità anti-crimine, lo strumento più efficace del dipartimento per combattere il crimine violento di strada” ha accusato nel corso di un’intervista radiofonica concessa ieri.

Gravissima è pure la situazione di Chicago, soprattutto in quella zona a Sud da decenni uno dei quartieri più violenti d’America: tanto da essere soprannominata “Chi-raq”. Che non è solo il titolo di un film di Spike Lee, ma lo slang per indicare la zona dove, appunto “Chicago incontra l’Iraq”: somiglia cioè ad una zona di guerra. Qui dall’inizio dell’anno ci sono già stati 336 omicidi, nelle ultime settimane nove di questi erano bambini, compresa una bambina di 10 anni uccisa a casa sua il 1° Luglio da una pallottola vagante e un bimbo di 20 mesi colpito sul suo seggiolino in auto. Nel solo week end ci sono stati 13 morti e 54 feriti.

Nel cuore della pandemia, l’intera America sembra d’altronde tornata ad una violenza che non si vedeva da decenni. A Filadelfia 7 persone sono state uccise in altrettante diverse location  nel giro di tre ore, col numero di omicidi in città salito del 57% rispetto a un anno fa.  A Milwaukee, gli omicidi sono aumentati del 95%. E nel solo mese di giugno, il dipartimento di polizia di Los Angeles ha riferito che le morti causate da arma da fuoco sono schizzate addirittura del 250% rispetto alla settimana precedente.

Fonte: Repubblica

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