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BRUXELLES – Torna a salire la tensione tra Commissione europea e produttori di vaccini. Johnson and Johnson, il cui preparato sarà approvato proprio dopodomani dall’Ema, già mette le mani avanti e informa Bruxelles di possibili ritardi sulle consegne delle 55 milioni di dosi previste dal contratto con la Ue per il secondo trimestre del 2021. Con altri due fronti caldissimi aperti: quello con AstraZeneca e quello con i russi dello Sputnik V.

Fonti europee spiegano che proprio con AstraZeneca ci saranno altri scontri e che diversi paesi dell’Unione si apprestano a bocciare le richieste di export extra-Ue della casa anglo-svedese sulla scia della decisione presa la scorsa settimana, in accordo con la Commissione, da Mario Draghi. Il punto, spiegano a Bruxelles, è che AstraZeneca starebbe mantenendo in magazzino diverse dosi del suo preparato in attesa che spiri il Meccanismo Ue sul controllo delle esportazioni. Ecco perché la Commissione si starebbe apprestando ad allungarne l’operatività. Un modo per stanare l’azienda guidata da Pascal Soriot.

Non a caso ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha affermato che “AstraZeneca deve aumentare i suoi sforzi, altrimenti non possiamo permettere le esportazioni”. Come dire, fino a quando non rispetterà gli obblighi contrattuali sulle consegne, le capitali in accordo con Bruxelles respingeranno le richieste di vendere fuori dall’Unione le dosi prodotte negli impianti nel nostro continente. Un concetto ribadito oggi dal capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, il bavarese Manfred Weber: “Sostengo totalmente l’approccio adottato da Mario Draghi”.

Intanto sale la tensione anche con la Russia, che prosegue la sua campagna di propaganda partita a settembre su Sputnik. I responsabili dell’azienda hanno chiesto all’Ema di scusarsi pubblicamente per le affermazioni rilasciate ieri ai media austriaci da una sua manager, Christa Wirthumer-Hoche, che ha chiesto alle Aifa dei partner Ue di non procedere con l’autorizzazione d’emergenza nazionali e di aspettare il via libera Ue. Fare il contrario, aveva aggiunto, “sarebbe affidarsi alla roulette russa”. Frase che da Mosca giudicano offensiva.

In realtà l’Ema ha sempre chiesto alle capitali di aspettare il via libera europeo – nel caso di Sputnik atteso per maggio – in modo da avere una verifica più approfondita degli studi clinici portati dalle aziende prima di iniettare i rispettivi vaccini ai cittadini dell’Unione. A maggior ragione nel caso di Sputnik visto che, ricordano a Bruxelles, al momento nessuna autorità pubblica del mondo ha verificato i dati russi, cosa che ha fatto solo Lancet. E per quanto la prima impressione degli europei su Sputnik sia molto positiva, restano diversi punti da chiarire prima di poterlo commercializzare in Europa.

“Non dovremmo lasciarci ingannare dalla Cina e dalla Russia, regimi con valori meno desiderabili dei nostri, che organizzano operazioni molto limitate ma ampiamente pubblicizzate per fornire vaccini ad altri”, ammonisce il presidente del Consiglio europeo Charles Michel nella sua newsletter settimanale. “Secondo i dati disponibili, questi Paesi hanno somministrato la metà delle dosi per cento abitanti rispetto all’Unione europea. E l’Europa non utilizzerà i vaccini per scopi di propaganda. Promuoviamo i nostri valori”.

Il punto è che per ora Bruxelles non ha avviato alcuna discussione con Sputnik per un contratto a livello europeo gestito dalla Commissione Ue come per i vaccini fin qui approvati, da Pfizer a Moderna passando per AstraZeneca e Johnson and Johnson. Come ha confermato in giornata un portavoce della Commissione, anche se non ha escluso che le cose possano cambiare in futuro (ad esempio, il governo italiano è orientato a chiedere un contratto europeo per Sputnik). Ad ogni modo, se e fino a quando il preparato di Mosca non entrerà nel programma vaccinale Ue, le autorità nazionali potrebbero approvare d’urgenza il vaccino russo come fatto ad esempio dall’Ungheria bypassando l’Ema. Ma, appunto, sarebbe un rischio. Inoltre gli europei nutrono dubbi sulla capacità industriale di Sputnik, ovvero sulla capacità di soddisfare ordinativi massicci in Europa.

Fonte: Repubblica

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