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Il vaccino di Oxford va avanti grazie anche a un caso di serendipity. Il fatto che la somministrazione di mezza dose – alla prima delle due iniezioni – sia più efficace rispetto a una dose intera è infatti controintuitivo. Gli scienziati inglesi non ci avevano pensato, ma quando in un gruppo di volontari inglesi hanno notato nessun segno di fatica, dolore muscolare o arrossamento nel punto dell’iniezione, si sono interrogati. Hanno ripreso le fiale somministrate e hanno notato che la concentrazione del principio attivo era dimezzata rispetto a quanto dichiarato sull’etichetta.

Dopo aver ammesso l’errore di produzione ieri, oggi la società dice: “Ora che abbiamo trovato quella che sembra come una migliore efficacia dobbiamo convalidarla, per cui abbiamo bisogno di uno studio aggiuntivo con uno studio internazionale, che potrebbe essere più rapido in quanto sappiamo che l’efficacia è alta, per cui abbiamo bisogno di un minor numero di pazienti”.

Oxford infatti mercoledì aveva detto che “l’errore avvenuto nella fase di produzione” (fase che avviene al di fuori dell’università britannica), aggiungendo che la sperimentazione è comunque andata avanti. E per fortuna: con l’intera dose alla prima iniezione l’efficacia è risultata il 62%, con la mezza dose il 90%. Sarah Gilbert, la scienziata di Oxford che dirige l’équipe, ha spiegato che il sistema immunitario “viene attivato dalla dose giusta per lui”, non necessariamente dalla dose più alta. E che le sperimentazioni servono proprio ad affinare queste variabili.

La mezza dose però è stata data solo a un piccolo gruppo di volontari (2.700 sui 23mila totali), e tutti giovani, al di sotto dei 55 anni. E’ possibile dunque, spiega ancora Oxford nella sua nota di mercoledì, che l’efficacia più alta sia dovuta al fatto che il sistema immunitario nei giovani risponde meglio ai vaccini. Oppure che il piccolo numero di soggetti coinvolti sia più suscettibile alle fluttuazioni statistiche. Le sperimentazioni stanno proseguendo per valutare meglio questi dettagli. I risultati dovrebbero essere pubblicati a giorni sulle riviste scientifiche. Le autorità regolatorie dovranno valutare ed eventualmente approvare il vaccino tra un mese circa.

L’abitudine di affidare gli annunci sui vaccini ai comunicati stampa (l’avevano fatto anche Pfizer-BioNTech il 9 novembre e Moderna il 16 novembre) era stata criticata dal microbiologo di Padova Andrea Crisanti, che all’annuncio di Astra-Zeneca Oxford aveva replicato il 26 novembre: “Non farei il vaccino senza prima vedere i risultati pubblicati”.

Covid, Crisanti: “Non cambio idea, senza dati pubblici non farei il vaccino a gennaio”

742262 thumb rep 231120crisant - Vaccino AstraZeneca, l'errore della mezza dose diventa un caso: "Servono altri studi"

Il suo scetticismo era stato criticato dai suoi colleghi. Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli lo aveva chiamato: “Irresponsabile”.

Covid, Locatelli (Cts): “Sul vaccino parole sconcertanti di alcuni colleghi. Io lo farei senza esitazioni”

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Fonte: Repubblica

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