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La Verona nera batte un nuovo colpo, ancora una volta sul terreno dei diritti civili. Il consiglio comunale ha approvato una mozione contro il disegno di legge Zan-Scalfarotto sull’omotransfobia e la misoginia: un testo che contrasta i crimini di odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali ma anche contro le donne.

Il primo firmatario della mozione contraria è il consigliere comunale Andrea Bacciga, legato alla curva dell’Hellas e ai movimenti neofascisti. Dalle sue parole traspare chiaramente la linea di pensiero: “E’ un disegno di legge liberticida. Se fossi un omosessuale mi sentirei offeso da questa legge, che crea una discriminazione, una sottocategoria protetta. Se qualcuno insulta un ciccione, uno zoppo, uno storpio è un reato comune. Se invece viene insultato un omosessuale c’è un’aggravante”.

verona passa la mozione contro la legge sulla omontransfobia e la misoginia - Verona, passa la mozione contro la legge sulla omontransfobia e la misoginia

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L’altro alfiere della mozione è Alberto Zelger, leghista, antiabortista e cattolico radicale, già promotore del congresso delle famiglie tradizionali. “E’ una legge bavaglio contro la libertà di espressione – dice Zelger – Serve soltanto a tappare la bocca a chi la pensa diversamente, rispetto al pensiero delle lobby gay che vorrebbero instaurare un regime di pensiero”.

Nella mozione si fa riferimento al comunicato della Cei intitolato “Omofobia, non serve una nuova legge”, si parla di contrasto all’ideologia gender, si denunciano le limitazioni che ne deriverebbero: “Detta normativa renderebbe impossibile criticare uno stile di vita omosessualista o manifestare contrarietà allo svolgimento di gay pride davanti a luoghi di culto”.  Con tutte queste premesse la mozione è stata approvata con 17 voti favorevoli, 4 contrari e 4 astenuti.

In realtà la legge promossa dal parlamentare padovano Alessandro Zan combatte non solo l’omotransfobia ma anche la misoginia, accogliendo diverse risoluzioni europee e, in particolare, una direttiva Ue del 2012 che chiedeva agli Stati di intervenire per tutelare in modo rafforzato i soggetti più vulnerabili, vittime di discorsi d’odio e istigazione alla violenza.

“Un’altra delle innumerevoli figuracce della nostra città che grazie a questa amministrazione sta diventando lo zimbello d’Italia – protesta Federico Benini, capogruppo del Pd in consiglio comunale – A Verona l’amministrazione comunale ha il terrore degli omosessuali. Il primo provvedimento del sindaco appena insediato tre anni fa è stato quello di ordinare alle biblioteche comunali di ritirare i libri che equiparano la famiglia naturale alle unioni dello stesso sesso. In vista di San Valentino del 2018 il sindaco ha fatto chiudere uno stand che si intitolava “sposa chi vuoi”, perché vi erano anche delle immagini stilizzate di persone dello stesso sesso che si sposavano. La mozione di ieri non è materia da consiglio comunale. Ancora una volta Sboarina e la sua maggioranza hanno coperto Verona di ridicolo”.

Fonte: Repubblica

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