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ROMA – Il dolore di una perdita, lo sappiamo, è incalcolabile. Pensate allo strazio di due genitori davanti al corpo di una figlia uccisa dal fidanzato. Non saranno, dunque, cinquantamila euro a lenire la tragedia della madre e del padre di Ofelia Bontoiu, giovane badante romena che nel 2014, a 27 anni, fu sgozzata dal suo ragazzo, Danut Barbu, dopo anni di persecuzioni e sevizie. Il dato positivo però è che quel risarcimento c’è stato. E insieme ai genitori di Ofelia ieri sono stati indennizzati dallo Stato italiano quattro ragazze vittime di violenza sessuale, i familiari di due vittime di omicidio e una famiglia il cui figlio fu assassinato (non era lui l’obiettivo) in un agguato di camorra. Perché nel nostro Paese esiste una norma (la legge 122 del 2016) che, dopo aver finalmente recepito una direttiva europea, ha stanziato un fondo per le “vittime di reati intenzionali e violenti”, che comprende anche gli “orfani di crimini domestici e violenza di genere”. Categorie che si sono aggiunte al fondo già presente per le vittime di reati di tipo mafioso. I risarcimenti vengono gestiti dall’Ufficio del commissario per le vittime dei reati violenti, presieduto oggi dal prefetto Marcello Cardona.

L’OSSERVATORIO SUI FEMMINICIDI

Un’istituzione però poco conosciuta. È vero che i tempi per accedervi sono lunghi, a volte lunghissimi (ad esempio nei processi per mafia) perché, prima che possa essere deciso un risarcimento, il procedimento per femminicidio, violenza sessuale o altri crimini deve passare in giudicato. È vero anche, come spesso hanno sottolineato i centri antiviolenza, che prima di accedere al Fondo bisogna dimostrare che l’autore del delitto non ha beni propri cui attingere per il risarcimento. Però questo fondo esiste.

Nel 2020 sono state indennizzate 94 vittime o loro familiari. Spiega il prefetto Marcello Cardona: “Nessuna cifra può risarcire una perdita, ma il Fondo è sicuramente un aiuto. Oltre alle vittime di mafia, per le quali ritengo sia importante mettere a disposizione i beni confiscati alla criminalità, penso agli orfani dei femminicidi che devono proseguire gli studi, alle famiglie affidatarie che li accolgono. Penso ai genitori di una figlia assassinata dal fidanzato. Di fronte agli spaventosi numeri dei femminicidi in Italia conoscere questa norma può essere di grande aiuto”. I risarcimenti hanno un “prezzario” preciso, per quanto la parola possa sembrare cruda. E vanno dai sessantamila euro per gli orfani del femminicidio ai venticinquemila euro per aver subito uno stupro, lesioni gravissime o lesioni permanenti al viso, ossia essere state sfregiate con l’acido. Un prezzario del dolore.

Fonte: Repubblica

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