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Le donne al centro della ripartenza economica e sociale del post Covid. La sfida ai leader del G20 a presidenza italiana verrà lanciata da Milano. È qui, nel cuore (non solo) produttivo del Paese trasformato per tre giorni – da oggi a martedì – in un laboratorio, che si svolgerà il Women’s Forum G20 Italy. Obiettivo: disegnare priorità e linee guida per fare in modo che la ripresa sia una “She-covery” in grado di produrre benefici per tutti. Dall’intelligenza artificiale alla finanza etica, dal cambiamento climatico a quello che, dicono tutti, è uno dei fronti strategici della battaglia: l’accesso all’educazione Stem.

Tutto parte sempre e ancora dal lavoro. In Italia, “quasi una donna su due non è occupata né in cerca di un impiego e al Sud scendiamo al 33%. Già nel 2019, avevamo il secondo tasso di partecipazione al lavoro femminile più basso dell’Unione europea dopo la Grecia e, dopo una pandemia in cui più del 70 per cento di posti perduti è stato di donne, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente”, dice Paola Profeta, direttrice dell’Axa Research lab sull’uguaglianza di genere dell’Università Bocconi. È dal dato “più preoccupante”, che bisogna iniziare per capire a che punto siano le donne in Italia e la stessa possibilità per il Paese di agganciare il futuro. Ed è da qui che, spiega, parte il rapporto sulla “leadership delle donne in tempi di Covid”, che Bocconi e Plan International Italia hanno condotto con il supporto di UniCredit Foundation. “E parlare di leadership è fondamentale perché le donne leader agiscono da role model, un canale essenziale per modificare la cultura, e possono cambiare le stesse agende pubbliche in modo più inclusivo “.

Il bilancio non è confortante. Certo, c’è stato “un leggero miglioramento nell’empowerment e nella leadership femminile, ma le differenze di genere persistono ancora nella vita economica, politica e sociale“. Il progresso maggiore è stato fatto nei Cda delle società quotate più grandi balzate “dal 3% del 2005 all’attuale 40%”, ma solo grazie alla legge Golfo-Mosca del 2011, che ha introdotto quote di genere anche nelle società a controllo pubblico. “Per il resto, in Parlamento le donne sono ancora meno del 40% e non andiamo bene nelle posizioni apicali”.

Tra le raccomandazioni dello studio c’è la necessità di aumentare la presenza delle donne in particolar modo negli ambiti legati alla transizione digitale e alle discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica). Ne è convinta Donatella Sciuto, la protettrice del Politecnico di Milano, che ospiterà gli incontri del Forum: “Perché dalla tecnologia passerà il futuro, dal cambiamento climatico alla lotta all’invecchiamento della società. Come università lavoriamo moltissimo, dalle borse di studio ai programmi per i bambini, per aumentare il numero delle ragazze che frequentano ingegneria e che, purtroppo, in alcuni settori strategici come l’informatica sono ancora meno del 10% degli iscritti”.

Convinta anche la Ceo di Microsoft Italia, Silvia Candiani: “Perché alla trasformazione digitale sarà dedicato il 20% dei fondi del Recovery e perché, soprattutto dopo la pandemia, sono queste le professioni che cresceranno di più. Stimiamo che mancheranno 150 mila posti, uno spreco di talenti che ancora oggi riguarda soprattutto le ragazze”. Colpa degli stereotipi da abbattere. E non solo. Al Forum, Candiani parlerà di intelligenza artificiale e parteciperà a un incontro chiave: “Insieme ad altri amministratori delegati firmeremo un manifesto con una serie di impegni per cercare di valorizzare all’interno delle aziende il talento femminile”. Un segnale è arrivato da un pezzo del Made in Italy come il design: “In passato, l’eredità delle aziende di famiglia passava solo ai figli maschi. Questa consuetudine si è rotta definitivamente con la mia generazione, anche se c’è ancora da fare “, dice Maria Porro. Che a 37 anni, e con “l’innovazione” e il “lavoro di squadra”, è diventata la prima donna in 60 anni alla guida del Salone del Mobile di Milano.

Fonte: Repubblica

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