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Primi segnali di distensione nella guerra dello Yemen: ribelli Houthi e schieramento filogovernativo hanno concordato un massiccio scambio di prigionieri, il più grande dall’inizio del conflitto nel 2014. L’accordo è stato ottenuto in Svizzera il mese scorso, grazie alla mediazione di funzionari dell’Onu. Prevede che nei prossimi giorni i ribelli sciiti rilascino 400 prigionieri, mentre il fronte filogovernativo dovrebbe liberarne 600.

Nei giorni scorsi gli Houthi avevano liberato due cittadini americani: Sandra Loli, un’operatrice umanitaria detenuta per tre anni, e l’uomo d’affari Mikael Gidada, che invece era nelle mani dei ribelli da uno. Sono rientrati negli Stati Uniti anche i resti di un terzo prigioniero statunitense, Bilal Fateen. Dal canto loro gli Houthi avevano ottenuto che duecento combattenti fossero autorizzati a rientrare dall’Oman. Alcuni ribelli sono però rimasti nel sultanato, dopo aver ricevuto cure mediche.

Lo scambio è supervisionato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa. Secondo i funzionari dell’organismo, cinque aerei del Cicr sono decollati giovedì mattina dagli aeroporti delle città yemenite di Abha, Sanaa e Seiyoun. Lo scambio è considerato un segno molto positivo dalle Nazioni Unite: “E’ un segno di quello che il dialogo pacifico può ottenere”, ha commentato l’inviato dell’Onu per lo Yemen, Martin Griffiths, aggiungendo che spera che ulteriori colloqui permettano di discutere il rilascio dei prigionieri ancora in attesa. Alla fine del 2018 le due parti hanno deciso di rilasciare un totale di 15 mila prigionieri, ma l’accordo deve ancora essere pienamente attuato.

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Lo Yemen è devastato da una guerra che è partita a fine 2014 per divampare nel marzo 2015, quando gli Houthi hanno preso il controllo di gran parte dell’Ovest del Paese, compresa la capitale Sanaa, e hanno costretto il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi a fuggire all’estero. Una coalizione militare, composta in prevalenza da Paesi sunniti e guidata dall’Arabia Saudita, ha preso posizione dalla parte del governo, innescando una guerra civile che le Nazioni Unite hanno descritto come il peggior disastro umanitario del mondo, con migliaia di morti civili. La situazione è aggravata dalla pandemia di coronavirus, che le autorità sanitarie non possono affrontare in tempi di conflitto.
 

Fonte: Repubblica

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