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LONDRA – “Macron è stato un genio sinistro”, racconta Howard Jacobson, “quando ha bloccato i porti e la frontiera tra Dover e Calais ufficialmente a causa della nuova variante del Covid, ha fatto capire a noi britannici che cosa sarebbe successo in caso di un’uscita senza accordo dall’Ue”, il cosiddetto e temuto “No Deal”. “Ciò”, prosegue, “ha rotto la resistenza di Johnson e del suo governo ed è stato decisivo per arrivare a un’intesa con l’Ue”. Il 78enne romanziere inglese, premio Booker con “L’enigma di Finkler”, è certo del ruolo, inconsapevole o meno, del presidente francese nell’accordo della Brexit raggiunto alla Vigilia di Natale di un complicatissimo anno come il 2020. “Poi certo”, aggiunge Jacobson al telefono dalla sua casa di Soho, nel centro di Londra dove si è rinchiuso da molti mesi per proteggersi dal Covid e completare la sua prossima opera in uscita, “è difficile essere sollevato da mille pagine in cui si parla di accordi sui pesci e sulla libera concorrenza”.

Perché, Jacobson?

“Uscire dall’Ue sarebbe stato molto peggio. Ma questo è un sollievo amaro, molto amaro. Ricordiamocelo: avremo meno di quanto avevamo un tempo in Ue, e se abbandoniamo un attimo l’euforia del presente, niente potrà cancellare la follia totale dell’uscita dall’Unione Europea. Anche se Johnson e i suoi presenteranno questo accordo come un grande successo. Ma la maggioranza dei britannici sa che non è così, anche se oramai ciò non conta più nulla per cambiare le cose”.

Quindi lei non crede che questo accordo e successo politico di Johnson possa far dimenticare il suo primo anno da primo ministro a Downing Street, segnato da errori e critiche?

“Johnson avrà un rimbalzo di popolarità dopo questa intesa con l’Ue, sicuramente. Ma molte persone oramai non lo sopportano più per l’inadeguatezza cronica che ha mostrato in questi mesi, soprattutto riguardo la crisi del Coronavirus: è stato terribile, e mia moglie Jenny che ha collaborato al tracciamento degli esposti agli infetti di Covid sa bene quanto questo sistema (e non solo) sia stato disastroso. Ciò ha fatto ricordare a molti quelle promesse astruse del premier durante la campagna del referendum Brexit del 2016. Tutto questo si incastra nell’ottimismo forzato e farlocco che contraddistingue Johnson”.

A cosa si riferisce in particolare?

“A quando Johnson dice che noi britannici siamo i migliori al mondo, che abbiamo le cose migliori al mondo, eccetera. Ma non è affatto vero. Basterebbe essere efficienti quando si fanno le cose. Invece questo governo di recente ha più volte dimostrato che in alcuni casi siamo i peggiori al mondo e in quel caso dovremmo vergognarci. Certo, siamo stati i primi in Occidente a somministrare il vaccino anti Covid e questa è una bellissima notizia. Ma allo stesso tempo, nel governo a Londra qualcuno millantava che questo vaccino è inglese, mentre invece è americano, tedesco e realizzato da immigrati turchi. Tutte cose scomparse dalla nostra narrazione”.

È l’irriducibile eccezionalismo britannico?

“Sì. E anche la nozione di sovranismo, o di sovranità, di cui si è riempito la bocca Johnson nella sua propaganda Brexit per tutti questi anni. Ursula Von Der Leyen, la presidente della Commissione Ue, glielo lo ha ripetuto chiaro e tondo: se il mantra è la sovranità, è difficile negoziare con qualcuno. È lo stesso meccanismo che ti fa dire che il Regno Unito è un posto meraviglioso senza se e senza ma, senza un minimo di autocritica, come incarna l’indole di Johnson, per cui tutto deve essere una vittoria come in una guerra. Mentre lui, a parte l’accordo di ieri, continua a perdere. Il problema principale di Boris è di personalità: non crede in niente. E se no credi in niente non sai come agire”.

Crede che il destino politico di Johnson sia segnato?

“Lo sarebbe stato di certo, se fosse tornato senza un accordo da Bruxelles. Ora, dopo l’intesa con l’Ue, può prendere tempo e respirare per un annetto, che però secondo me sarà molto lungo per tutti, perché sono convinto che Johnson continuerà a commettere errori. A lungo andare secondo me non ha molta speranza e non credo potrà ottenere un nuovo mandato. Anche nella conferenza stampa di ieri per annunciare l’accordo Brexit alla nazione, non è  apparso affatto trionfalista come credevo e il suo spirito era segnato da qualcosa. Forse dalla convinzione interiore che, nonostante tutto, non andrà lontano”.

Fonte: Repubblica

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