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BRUXELLES – C’è uno spiraglio per salvare l’accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa), abbandonato (e compromesso) nel 2018 da Donald Trump. La notizia arriva al termine della riunione virtuale della commissione congiunta alla quale hanno preso parte la Commissione europea con l’Alto rappresentante Josep Borrell, Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Iran. Al centro dell’incontro la prospettiva di un rientro nell’accordo da parte degli Stati Uniti dopo l’elezione di Joe Biden. Al termine dei colloqui, è emerso che martedì prossimo si terrà un meeting fisico tra le parti a Vienna per rilanciare i negoziati. L’Unione europea ha spiegato che i partecipanti alla videoconferenza di oggi “hanno riconosciuto la prospettiva di un pieno ritorno degli Usa e hanno sottolineato la disponibilità ad affrontare positivamente la questione in uno sforzo congiunto”. Il Dipartimento di Stato americano ha confermato la ripresa dei colloqui, anche se saranno complicati e inizialmente (su richiesta iraniana) si svolgeranno senza contatti diretti tra americani e iraniani.

Dunque con il ritorno degli Stati Uniti c’è lo spazio politico per rimettere in sicurezza il programma nucleare di Teheran e abbassare la tensione nella regione. “I partecipanti – ha aggiunto la Ue, che ha strenuamente difeso l’intesa dopo le bordate di Trump e le conseguenti intemperanze iraniane – hanno anche sottolineato il loro impegno a preservare l’accordo e discusso le modalità per garantire il ritorno alla sua piena ed efficace attuazione”.

Tuttavia non mancano gli ostacoli, come spiegava il delegato russo: “L’impressione è che siamo sulla buona strada, ma non sarà facile”. L’Iran chiede innanzitutto lo stop alle sanzioni americane, lanciate appunto da Trump. Solo allora riprenderà “immediatamente” a rispettare i propri impegni, al contrario di quanto fatto negli ultimi tre anni, ovvero dall’uscita di Washington dall’accordo. “Non sono necessari negoziati per il ritorno degli Stati Uniti nel negoziato – ha affermato il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi – il percorso è chiaro: come si sono ritirati dall’accordo e hanno imposto sanzioni illegali all’Iran, così possono tornare nell’accordo e porre fine alle sanzioni”. Posizione sostenuta dalla Cina, alleata di Teheran: “Gli Stati Uniti hanno espresso la disponibilità a tornare nell’intesa e la Cina ne è lieta, ma la priorità assoluta è che revochino le sanzioni illegali contro l’Iran e la loro giurisdizione su terzi”. 

Insomma, per Teheran e Pechino la prima mossa spetta agli americani. Tanto che il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif aggiunge che “non è necessario nessun incontro Iran-Usa”. Come dire, i rappresentanti della Repubblica islamica per ora non intendono sedersi allo stesso tavolo con quelli di Washington. Come confermato da un alto funzionario europeo: “Saranno negoziati indiretti”. 

Gli Stati Uniti hanno confermato l’ok ad avviare le trattative con il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price: “Siamo ai primi passi e non ci aspettiamo svolte immediate in quanto ci attendono discussioni complicate. Ma credo che sia un buon passo avanti”. Il New York Times ha spiegato che gli incontri “indiretti” di Vienna si terranno attraverso intermediari di Paesi europei, in particolare di Germania, Francia, Regno Unito e Commissione Ue. Il compito dunque non sarà facile. Tanto più che Teheran chiede che il primo passo sia degli Usa, mentre a Washington, spiega il Nyt, l’attesa è che si arrivi a stilare una tabella di marcia che coordini le azioni di Stati Uniti e Iran volte al ritorno ai rispettivi impegni: da una parte la rimozione delle sanzioni, dall’altra lo stop alle attività di arricchimento dell’uranio. Ultimata la “roadmap”, Stati Uniti e Iran dovrebbero incontrarsi direttamente per finalizzare i dettagli. 

La notizia è la volontà politica Usa di rientrare dopo gli anni di Trump in un accordo che l’Europa non senza difficoltà è riuscita a mantenere in vita (anche se compromesso) sperando proprio in una svolta di Washington con un cambio di amministrazione. Per gli europei il Jcpoa è fondamentale per la sicurezza della regione. Inoltre sperano un suo buon funzionamento faccia gradualmente salire il Pil iraniano rafforzando la parte moderata della società civile di Teheran grazie a un miglioramento delle condizioni economiche generali del Paese. Ora, con l’arrivo di Biden alla Casa Bianca, c’è lo spiraglio politico per riuscirci ma, come notava il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Mass, “non c’è tempo da perdere”. Per Berlino “una volta pienamente rispettato, l’accordo renderebbe più sicura l’intera regione e sarebbe la base migliore per ulteriori colloqui sugli altri importanti questioni legate alla stabilità dell’area”. Il riferimento è alla richiesta che Teheran metta limiti al suo programma missilistico e ponga fine al sostegno militare agli alleati nella regione come Hezbollah in Libano, Hamas nella Striscia di Gaza, gli Houthi nello Yemen e a Bashar al Assad in Siria.

Fonte: Repubblica

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