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C’è freddo, vero? Ci adatteremo. L’importante è arrivare, potere studiare. E avere una famiglia”. È l’ora dei tamponi a Niamey e Adam non sta più nella pelle. Il suo viaggio, da solo, è durato sei anni. Iniziato in Sudan quando aveva 11 anni finirà giovedì a Torino dove troverà la sua nuova famiglia e, finalmente, la scuola. Quella dove non è potuto andare, neanche da bambino, ma che è quello che più desidera per realizzare il suo sogno. “Voglio diventare medico”, ha detto agli operatori di Unhcr e Intersos che lo seguono da due anni nel campo per rifugiati del Niger dove è stato selezionato, insieme ad altri quattro ragazzini, per il primo corridoio umanitario che consentirà loro di arrivare in Italia in aereo con un visto per studio. Pagella in tasca, così si chiama il progetto dedicato al bambino che nel 2015 commosse il mondo, ritrovato morto tra le centinaia di vittime di uno dei più grossi naufragi della storia, la sua pagella di scuola elementare cucita all’interno della tasca del giubbotto. La cosa più preziosa che aveva deciso di portare con sé.

“Torino è una città reale, è stata capitale d’Italia e c’erano i Savoia. Ci sono tanti parchi e c’è anche la Juventus, la squadra dei miei sogni”. Da quando ha saputo che Torino sarebbe stata la sua destinazione Adam, 17 anni, studia cercando informazioni di ogni genere. Persino sulla gastronomia. Ha scaricato un video su come si fa il cremino.

“È commovente, i ragazzi si sono messi a studiare italiano da soli anche la notte. Cercavano materiale didattico su internet e hanno già imparato moltissime parole. Sono pronti a dedicare allo studio molti anni non avendo la necessità – come quasi tutti gli altri – di cercarsi subito un lavoro per mandare i soldi alle famiglie”, racconta Alessandra Caputo, project manager di Intersos in Niger.

Adam una famiglia non ce l’ha. Dei genitori rimasti in Sudan non ha più alcuna notizia. Una casa non l’ha mai avuta e neanche una scuola. Rifugiato è nato, in un campo profughi del Darfur e rifugiato, dopo il suo lungo viaggio dal Sudan al Ciad fino alla Libia e poi in Niger, ha vissuto nel campo di Niamey dove Unhcr ospita i migranti tirati fuori dai centri di prigionia in Libia e destinati ai corridoi umanitari verso l’Europa. A 11 anni, quando nasci e cresci in un campo profughi in Darfur non sei più un bambino. “Salvati almeno tu”. Con queste parole il papà di Adam lo ha affidato a un camionista diretto verso il Ciad salutandolo per l’ultima volta. Camion, pick-up, chilometri e chilometri a piedi, fino al confine con la Libia. Prima dell’inferno.

Anche Adam ha vissuto la prigionia in un centro di detenzione in mano ai trafficanti che poi, visto che nessuno avrebbe mai pagato un riscatto per lui, lo hanno venduto al mercato degli schiavi. Mesi di duro lavoro nei campi. Poi, non si sa come, ancora una volta da solo, Adam ha preso la strada verso il Niger fino ad Agades. “Nel nostro campo questi ragazzi hanno subito un altro duro contraccolpo psicologico – spiega Elena Rozzi di Intersos, coordinatrice del progetto Pagella in tasca – lì ci sono famiglie che aspettano di poter partire con i corridoi umanitari, cosa che i protocolli escludono per i minori non accompagnati”.

A Niamey Adam non ha perso un laboratorio: inglese, francese, corsi di informatica e meccanica.”Cosa bisogna fare per diventare medico? Cosa devo studiare?”. “È un percorso lungo e duro, davvero hai voglia?”, gli hanno chiesto. “Sono orfano, non so neanche se i miei genitori sono vivi. Voglio questo e vorrei una famiglia. Nei centri di accoglienza sei sempre solo, mi manca l’affetto di, qualcuno che mi voglia bene”.
Lo troverà nella famiglia affidataria che lo aspetta a Torino. “Questi ragazzi sono in viaggio da anni per cercare protezione e un futuro migliore e sono stati esposti a qualsiasi tipo di abuso e violenze. Con questo progetto offriamo loro la possibilità non solo di arrivare in sicurezza ma anche di beneficiare di un’accoglienza grazie alle famiglie affidatarie che si sono rese disponibili e al Comune di Torino – dice Chiara Cardoletti, rappresentante di Unhcr Italia –  Tutela del diritto allo studio e il forte ruolo della società civile italiana dimostrano ancora una volta quanto l’Italia sia all’avanguardia nella tutela dei rifugiati”.

Fonte: Repubblica

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