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232111335 710a6ea4 05cd 44b3 bbf0 46e44aa5d22c - Afghanistan, così l'Isis apre un nuovo fronte per i talebani

L’attacco di ieri contro una moschea sciita a Kandahar non si contraddistingue per la particolare ferocia, visto che lo Stato Islamico ha fatto ben di peggio in passato, ma per aver colpito una minoranza religiosa nel cuore dell’Emirato, la città dove il movimento ha avuto origine e che è ancora la sede del Leader dei Credenti, il capo supremo del movimento, e come se non bastasse il venerdí, che è il giorno della preghiera.

Il vanto principale dei talebani è di aver riportato la pace in Afghanistan e di essere in grado di garantire la sicurezza della popolazione. Indubbiamente, il livello della violenza è crollato dopo il 15 agosto e anche la criminalità comune si è grandemente ridotta. Ma dopo una breve riorganizzazione, durante la quale lo Stato Islamico ha trasferito diverse sue cellule a città dove non aveva in precedenza operato, la campagna terroristica dello Stato Islamico si è ravvivata. Kabul e Jalalabad erano già state oggetto di campagne terroristica in passato, ma lo Stato Islamico ha colpito prima a Charikar, con alcuni assassini mirati, poi a Kunduz l’8 ottobre e infine (per ora) a Kandahar.

Per i talebani si pone ora un serio problema d’immagine, devono reagire a mostrare risultati immediati ora che lo Stato Islamico ha mostrato che non possono nemmeno a garantire la sicurezza di Kandahar. A parte il danno d’immagine, la comunità sciita, già contenta per la mancanza di rappresentanza all’interno dello stato, si agita sempre di più. Sempre di più i sostenitori della necessità che la comunità si armi per difendersi guadagnano terreno e alcuni gruppi sembrano già stare organizzandosi e reclutando. I talebani ovviamente non hanno alcuna intenzione di autorizzare la formazione di milizie sciite autonome e se la comunità si armasse sarebbe scontro aperto con i talebani.

Che è esattamente quello che vuole lo Stato Islamico, aprire un nuovo fronte per i talebani, costringendoli intanto a distrarre forze dalla lotta contro lo Stato Islamico, proprio adesso che i talebani sono finalmente riusciti a mobilitare circa 1.500 membri delle proprie unità d’élite per intensificare le operazioni contro lo Stato Islamico nell’Est del paese.

Potenzialmente i talebani dovrebbero poi cercare un accordo con gli sciiti, se non altro per non compromettere del tutto le relazioni con l’Iran. Un compromesso potrebbe scontentare quei talebani più ostili agli sciiti, spingendone alcuni ad orientarsi vero lo Stato Islamico.

Lo Stato Islamico è passato all’offensiva perché i suoi leader si rendono contro che il tempo gioca a favore dei talebani. Se lo Stato Islamico si arroccasse sulla difensiva nelle sue basi nelle valli di montagna dell’est e del nord-est, la prossima estate i talebani sarebbero nella posizione di schiacciarlo, una volta risolti in un modo o nell’altro i loro problemi finanziari. Attaccando le città, costringe invece i talebani a concentrare una parte spropositata delle loro forze nei centri urbani, ritardando quell’offensiva finale che tutti sanno essere nei piani dei talebani. Paradossalmente, per sopravvivere lo Stato Islamico ha bisogno che in Afghanistan prendano piede nuove opposizioni armate.

I talebani sono lungi dall’aver organizzato un sistema di sicurezza che possa proteggere le città, a maggior ragione quando lo Stato Islamico attacca obiettivi soffici quali le moschee. È già chiaro che la tendenza dei loro “funzionari” a livello locale è di reagire alla minaccia rappresentata dallo Stato Islamico utilizzando “squadroni della morte” che eliminano i sospetti. Lo Stato Islamico sfrutta i dubbi creati dall’uso di questi metodi per attrarre a sé i Salafiti, che rappresentano le tipiche reclute dello Stato Islamico in Afghanistan e che si sentono sempre di più nel mirino dei talebani.

L’offensiva dello Stato Islamico è nondimeno rischiosa, viste le limitate risorse umane a sua disposizione. Inviare cellule in nuove città le espone ad essere scoperte dai talebani ed infatti la rete create a Charikar sembra essere già stata distrutta. Fonti talebani si dicono fiduciose nel fatto che i talebani stanno facendo progressi nello smantellamento della rete che opera a Jalalabad, anche se potrebbero ben stare esagerando.

Considerato che le cellule sono sicuramente composte da molti dei quadri più capaci dello Stato Islamico, le perdite subite sono difficilmente rimpiazzabili a breve. In altre parole, lo Stato Islamico deve riuscire ad accendere il fuoco della guerra civile in Afghanistan nel giro di qualche mese, oppure trovarsi a fronteggiare i talebani dopo aver perso molti dei propri quadri migliori e con i talebani probabilmente rinvigoriti da nuovi influssi finanziari, provenienti dai paesi che accetteranno di sponsorizzarli.

Fonte: Repubblica

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