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I talebani arrivano. Sono entrati a Kunduz, il grande centro nel Nord Afghanistan, e ne rivendicano la conquista completa. Il governo afgano contesta l’idea e segnala che le forze speciali stanno “ripulendo” le zone dove gli “studenti coranici” hanno sfondato. Di sicuro si sa che interi quartieri sono dati alle fiamme e che la popolazione, se può, fugge. La città era già stata conquistata dai fondamentalisti, e ripresa dai governativi lo scorso giugno.

Anche un altro capoluogo provinciale è caduto nelle loro mani: Sar-i-Pul, 400 chilometri più a ovest. E così sarebbero quattro: nei giorni scorsi è caduta, Zaranj, capoluogo della provincia di Nimroz, al confine con l’Iran. Poi è toccato a Sheberghan, capoluogo del Jawzjan e tradizionale base dell’ex vicepresidente Abdul Rashid Dostum. L’ex signore della guerra, punto di riferimento della minoranza uzbeka, è riparato precipitosamente a Kabul.

Le forze afgane combattono, cercando di riprendere le città, ma sembrano ormai avere poche capacità di resistenza. A minare il morale delle truppe sono le diserzioni ma ancora di più la paura di cadere vivi in mano agli integralisti, pronti alla tortura e alle esecuzioni a freddo. E persino le disponibilità economiche del governo sembrano ormai limitate: i rifornimenti di munizioni tardano, la molteplicità degli attacchi si affianca alle incertezze degli spostamenti fra un centro e l’altro, nel rendere difficile una risposta strategicamente adeguata.

Il precipitare della situazione ha spinto l’amministrazione americana a una decisione tardiva, che però difficilmente potrà avere l’efficacia sperata: Joe Biden ha dato l’ordine di impiegare i bombardieri pesanti B-52, assieme con le “corazzate volanti” AC-130 “Spectre”, per fermare l’avanzata dei talebani.

Fonte: Repubblica

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