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Rahraw Omarzad, il direttore del Centro per l’arte contemporanea in Afghanistan, è arrivato oggi in Italia con la sua famiglia e chiederà asilo politico vista la crisi che sta attraversando il suo Paese. “Un gesto concreto nei confronti di un uomo di cultura e della sua famiglia, che ha anche un valore simbolico a difesa delle libertà creative in tutto il mondo”, ha detto il ministro della Cultura Enrico Franceschini. “È un altro passo intrapreso dal mondo della cultura italiano in una lunga pratica di vicinanza al popolo afghano. Quest’anno la presidenza italiana G20, anche nell’incontro dei leader presieduto dal presidente Draghi questa settimana, ha ribadito l’importanza e la necessità di salvaguardare il patrimonio culturale afghano”.

In Italia, Omarzad avrà una casa per la sua famiglia, un lavoro e una cattedra accademica. Si trasferirà a Torino dove lavorerà con il Castello di Rivoli – Museo d’arte Contemporanea, che ha coordinato istituzioni italiane, come l’Accademia Albertina di Torino ed il Museo nazionale delle arti del XXI secolo – insegnando all’Accademia Albertina. “Il professor Omarzad, con la sua esperienza e con il suo background accademico, non potrà che aiutarci ad arricchire la nostra conoscenza della cultura artistica afghana contemporanea”, ha detto la presidente del Castello di Rivoli, Francesca Lavazza, in una nota sul sito web del museo.

L’arrivo in Italia dell’artista è stato possibile grazie al lavoro congiunto del Ministero degli Esteri e della Cooperazione, attraverso la rete diplomatica, del Ministero della Cultura e degli sponsor nel sistema museale italiano. Grazie alla sua attività, Omarzad ha intessuto negli anni numerose collaborazioni con il mondo della cultura italiano che si è subito mosso per portare in salvo lui e la sua famiglia dall’Afghanistan. Capofila di questo sforzo il Castello di Rivoli, il Maxxi e fondazioni internazionali come il Francesca Thyssen Bornemisza/Tba21 e il Community Jameel.

Rahwar Omarzad è stato, sin dalla sua fondazione nel 2004, il direttore del Centro per l’arte contemporanea in Afghanistan. Unico spazio di esposizione indipendente nel Paese che offre agli artisti afghani la possibilità di svolgere un ruolo significativo nello sviluppo del loro Paese. Promotore della creazione del Centro artistico femminile, impegnato nella rimozione dei numerosi ostacoli che hanno impedito alle donne afghane di avvicinarsi al mondo artistico, e fondatore dell’unica rivista d’arte del Paese.Omarzad è stato fino a oggi professore della Facoltà di Belle Arti di Kabul e con i suoi studenti, nel 2000, ha fondato una rivista d’arte chiamata Ghanama-e-Hunar .

Attraverso la fotografia e la video art ha incentrato la sua ricerca sui temi dell’evoluzione, del cambiamento e del rinnovamento della società afghana contemporanea. In un racconto video in quattro episodi, Gaining and Losing, pubblicato nel 2012 ha raccontato la massiccia distruzione di reperti archeologici del Museo Nazionale dell’Afghanistan di Kabul durante l’ultimo decennio. 

“Ho avuto il piacere di lavorare con il professor Omarzad nel 2010-2012”, ha detto il Direttore del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev, “in occasione di documenta a Kabul, la prima mostra internazionale d’arte nel Paese dopo la caduta del regime talebano nel 2001. Nel 2012, ho esposto la sua opera Gaining and Losing a Kassel, in Germania, che è stata vista da 905 mila visitatori.Omarzad ha proposto molti giovani artiste e artisti provenienti dal suo centro ai workshop che abbiamo organizzato a Kabul”, si legge sul sito del Museo.

Tutti motivi per cui sarebbe stato pericoloso restare in Afghanistan per l’artista e professore di Kabul. La scuola di formazione per artiste sarebbe stata una minaccia per lui e la sua famiglia in un Paese in cui alle donne non è concesso frequentare le lezioni e insegnare.

Fonte: Repubblica

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