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KABUL – È crisi umanitaria nel Panshir. Le strade della valle per quasi tutta la giornata sono state chiuse dai talebani impedendo alla popolazione di scappare verso Kabul. Le auto dei profughi hanno formato chilometri di coda, con diversi fuggitivi uccisi dai talebani. Quel che resta della residenza guidata da Ahmad Massud, il figlio del mitico Leone del Panshir, parla di “genocidio e pulizia etnica” con rastrellamenti “casa per casa, di villaggio in villaggio per uccidere i giovani”.

Le notizie non sono confermate, in tutta la provincia di Bazarak sono assenti elettricità e comunicazioni. Certo è che la popolazione sta tentando un vero e proprio esodo – che invece i talebani vogliono impedire per non ritrovarsi con la valle spopolata – con la fuga non solo verso Kabul, ma anche sulle montagne dove si rifugiano migliaia di persone. Si parla anche in questo caso di vittime, colpite dai colpi dell’artiglieria talebana ancora in battaglia con i superstiti della resistenza di Massud.

Lungo la strada per la capitale, invece, testimoni parlano di persone uccise. Secondo il quotidiano turco Vatan Today gli studenti coranici starebbero costringendo centinaia di civili dentro a dei container, per farli morire asfissiati. Altra notizia non confermata, con i talebani che anzi smentiscono. Una fonte conferma invece che i guerriglieri talebani uccidono i civili nei villaggi, specialmente bombardando le montagne o talvolta, se sospettati di aiutare l’esercito nazionale, sul posto di lavoro, ma ha smentito qualsiasi forma di massacro di massa.

È accertata la morte di Roulllah Saleh, il fratello maggiore del vice presidente Amrullah Saleh, numero due del governo Ghani schieratosi con Massud dopo la presa di Kabul. Roullah Saleh è stato fatto scendere dall’auto in coda verso Kabul e giustiziato dai talebani.

A Kabul invece un portavoce dei talebani, Sayed Zekrullah Hashim, ha affermato che “una donna non può fare il ministro, sarebbe metterle sul collo un peso che non può sostenere. Non è necessario che le donne siano nel governo, loro devono fare figli”.

L’inviato dell’Onu in Afghanistan, Ghulam Isaczai, ha esortato, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a non riconoscere alcun governo a Kabul. “Vi chiedo di non riconoscere alcun governo in Afghanistan a meno che non sia veramente inclusivo e non sia formato sulla base del libero arbitrio del popolo”.

Secondo Isaczai le recenti proteste a Kabul sarebbero un chiaro messaggio “ai talebani che il popolo non accetterà un sistema totalitario”. Posizioni che dovranno convergere, alla luce delle dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che un’intervista alla France Press ha dichiarato: “Il nostro dovere è quello di estendere la nostra solidarietà a un popolo che soffre enormemente, dove milioni e milioni di persone rischiano di morire di fame. Bisogna mantenere un dialogo con i talebani, in cui noi riaffermiamo i nostri principi in maniera diretta”.

Da parte sua il Pakistan ha negato di aver sostenuto l’offensiva dei talebani contro il Panshir. Il portavoce del ministero degli Esteri, Asim Iftikhar, ha respinto tutte le accuse, definendole “parte di una campagna maliziosa” orchestrata dall’India. Si tratta di un “tentativo disperato di diffamare il Pakistan e fuorviare la comunità internazionale”, si legge nel comunicato.

Fonte: Repubblica

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