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Il tragico assassinio di Luca Attanasio e dei due altri membri della missione di cui faceva parte ha riportato violentemente in prima pagina un Paese dimenticato, il Congo, e suscitato una domanda: perché essere presenti in Paesi così pericolosi? Perché investire risorse umane ed economiche in luoghi all’apparenza disperati? Tanto più ora che dovremmo occuparci dei nostri nuovi poveri…

La pandemia ha acuito il divario tra i bisogni delle popolazioni più vulnerabili e le risorse disponibili per affrontarli, e purtroppo forse anche indebolito la volontà di riconoscerli, con il rischio di precipitarci inconsapevoli in una nuova catastrofe. La nostra priorità è salvare vite umane dal COVID-19 e proteggere le economie, ma sono entrambe sfide di portata globale risolvibili solo grazie a impegno comune e alleanze strategiche.

Alleanze come quella nuova che auspichiamo si consolidi tra Europa e Africa coinvolgendo il Mediterraneo, per costruire insieme le risposte ai problemi comuni, non tanto per far meglio la cooperazione.

Si possono affrontare sfide sempre più complesse solo forgiando nuovi principi di collaborazione in ambiti quali commercio, investimenti, nuove fonti di energia, scambio di ricerca e tecnologia, sviluppo dei servizi sanitari: la ricerca va condotta insieme in laboratori euro-med-africani, così come le tecnologie vanno studiate di concerto, considerando i nessi tra diritti, protezione dei dati e attori.

Questo è il modo di lavoro che aiuterà a superare de facto l’obsoleto teorema sviluppo/assistenza umanitaria/sicurezza e a formulare soluzioni nuove e sostenibili. Alcuni esempi: la trasformazione digitale dell’economia e dei servizi nel continente africano continua ad essere inadeguata e deve essere sviluppata con determinazione strategica; imprese leader europee potrebbero contribuire in modo decisivo a espandere e finalmente unificare il sistema economico africano in un unico grande mercato digitale; la cultura africana è ricchissima di talenti che possono divenire fonte di progresso comune in uno scambio articolato con le ong e imprese europee più dinamiche; la transizione energetica è destinata a trasformare i principi dello sviluppo economico internazionale, occasione unica per ridefinire il dialogo economico tra l’Africa e il resto del mondo.

Non si tratta di ambizioni astratte, ma dinamiche socio-economiche già in atto. L’Europa è già il principale partner commerciale dell’Africa e tale prossimità economica deve e può essere ulteriormente rafforzata per il beneficio di entrambi i continenti, per esempio sviluppando il commercio interafricano. La crescita dello scambio africano interno costituisce il fattore più formidabile di stabilità sociale e di crescita economica della regione, e può aprire mercati favorevoli a imprese italiane ed europee. La promozione della competitività e della produttività africana è la precondizione essenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro, e il lavoro a sua volta è il primo motore di uscita dalla povertà, quindi il più valido primo deterrente all’emigrazione irregolare che preoccupa gli stati europei.

Lo documentano innumerevoli progetti di AVSI in corso in molti Paesi africani che integrano azioni in ambito educativo, di formazione e inserimento lavorativo, di avvio di imprese, collaborando con la società civile locale, con le imprese, con le istituzioni impostando modelli di partnership alla pari.

Quelli appena citati sono solo cenni relativi alle dinamiche storiche che determinano già il nostro presente. Vorremmo che divenissero anche grandi opportunità per rimodellare le relazioni internazionali, indispensabili per uscire da una situazione a rischio di stagnazione – se non di retrocessione – e costruire il nostro avvenire. Sarà certamente migliore se sapremo affrontarlo insieme.

* Gli autori:

Angelino Alfano, avvocato, già ministro degli esteri e cooperazione Internazionale, presidente della Fondazione De Gasperi

Laura Frigenti, Global Head International Development Practice a KPMG LLP, già direttrice dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo

Paolo Lembo, ex capo Missione Onu in Afghanistan, Algeria, Iraq, Yemen

Stefano Manservisi, consigliere speciale del commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni, e già Direttore Generale della cooperazione internazionale della Commissione Europea

Fonte: Repubblica

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