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Ci sono registe come Cristina Comencini, attrici come Cristiana Capotondi, scrittori come Alan Elkann e operatori del settore dei beni culturali come l’ex direttore generale dei musei italiani Antonio Lampis. Le firme in calce al loro appello però sono davvero tantissime e il loro è un grido d’aiuto. “La cultura è l’anima di un paese”, comincia la lettera che hanno inviato a Repubblica che, scrivono “con l’intervista sui teatri aperti a Madrid ha rimesso in moto le speranze di ricevere una risposta dal governo”. Proprio questo chiedono all’esecutivo che si sta per formare, di agire subito, di dare risposte a un settore allo stremo.

Non è la prima volta che il gruppo si mobilita: all’inizio della seconda ondata della pandemia, lo scorso autunno con il loro appello “Vissi d’arte” avevano chiesto al presidente del consiglio Conte e al ministro dei Beni culturali Franceschini di non chiudere i luoghi della cultura, cinema, tatri, musei. Ora ribadiscono che “La cultura è l’anima di un paese. Lo racconta, lo sostiene dalle fondamenta, lo cura nei momenti difficili e nei passaggi storici complicati e in quelli drammatici. La cultura permette alle nuove generazioni di interpretare e comprendere al meglio la complessità del futuro, ed alle generazioni più adulte di affrontare le sfide del presente con maggiore consapevolezza”.
 
“L’ Italia è ricca di cultura ne è in grande parte del mondo il riferimento più importante – continuano -. Lo testimonia lo straordinario patrimonio artistico, gli oltre settecento teatri, i circa quattromila musei, le oltre tremila e cinquecento sale cinematografiche e tutti i luoghi dove viene raccontata e rappresentata. La cultura viene scritta e racconta dagli attori e le attrici del cinema e del teatro, dagli artisti di strada, dai cantanti e da tutto il patrimonio umano che ci lavora e che tiene viva l’ identità del nostro paese”.

 
Dopo aver sottolineato quanto la cultura sia motore economico e parte integrante dell’identità italiana, la lettera ribadisce quanto la pandemia sta affossando il settore: “Oggi questo comparto – scrivono -, che è molto di più di una sola industria, è messo in grande difficoltà dalle conseguenze della crisi pandemica. C’è bisogno di agire presto e di mettere la cultura, insieme agli altri settori strategici per il rilancio del nostro paese, al centro dell’ agenda politica. Gli operatori del settore, dagli addetti ai musei, ai titolari dei cinema, dei teatri, delle sale da concerto, degli autoritarium biblioteche e librerie,  ai produttori di contenuti, agli artisti tutti, in questi mesi sono andati avanti forti della passione e della convinzione dell’ importanza di resistere sentendo la responsabilità di lavorare in un settore di cui un paese non può fare a meno”.
 
“Chiediamo al prossimo governo di agire presto, lo facemmo con l’appello “Vissi d’Arte” che raccolse, lo scorso autunno all’inizio della seconda ondata, oltre 115000 firme di cittadini e cittadini per riconoscere al la Cultura il valore di Bene Essenziale, lo facciamo oggi con questa lettera aperta  – concludono -che, come ha scritto l’assessore alla Cultura di Milano Filippo del Corno  in una nota che ci sentiamo di condividere, insieme al giusto appello della vice presidente Letizia Moratti e dell’ assessore alla cultura Stefano Bruno Galli della Regione Lombardia, di intervenire per la sopravvivenza e soprattutto il rilancio non solo di  uno dei settori nevralgici del paese ma di quello che più di ogni altro ne rappresenta l’anima”.

Infine la consapevolezza che in questo momento è necessario l’impegno di tutti: “Noi, con ruoli e appartenenze diverse, ci occupiamo di cultura, faremo la nostra parte, continueremo a fare la nostra parte, e a dare una mano, voi non fateci sentire soli”.
 
 

Fonte: Repubblica

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