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Il merito va alle nonne di Plaza de Mayo. Madri instancabili di giovani donne arrestate e sparite durante la dittatura militare, strappate dai loro figli dati in adozione a chi le torturava. Sono state loro, queste ostinate e coraggiose nonne, a rintracciare i nipoti considerati dispersi, forse anche loro uccisi, e restituire un’identità a persone oggi mature che cercavano di capire chi fossero in realtà e quali fossero i loro veri genitori. Un lungo viaggio che è riuscito ad aprire una pagina oscura durata sette anni, dal 1976 al 1983. Hanno creato una Ong, fondato una banca genetica, la Bndg, e tramite questa hanno individuato ben 130 dei 400 bambini spariti.

Ma il lavoro incessante ha finito per svelare un mercato altrettanto turpe che negli stessi anni è fiorito all’ombra della dittatura. Si è scoperto che almeno 10 mila piccoli sono stati venduti o dati in adozione senza alcuna pratica ufficiale. Rubati. Spinti dai dubbi che vivevano da anni e dal desiderio di verità, molti adulti si sono rivolti alle nonne di Plaza de Mayo chiedendo aiuto. Il confronto con i profili del dna depositato nella banca dai familiari dei desaparecidos non corrispondeva al loro.

Erano figli ignoti di altre coppie che non erano finite stritolate dalla dura repressione degli sgherri di Videla, piuttosto di donne che erano state costrette a vendere in modo clandestino i loro pargoli perché obbligate o per denaro. Una realtà molto più vasta di quello che si pensava e che adesso si è imposta nel grande Paese sudamericano costringendo a un esame liberatorio che fa anche paura.

Secondo Mariana Herrera, direttrice del Banco Nacional de datos Geneticos, la cifra è impressionante. Parlando con Pagina/12 ripresa da El Pais, la donna ammette che “si tratta di casi che non rientrano nel profilo delle vittime della dittatura perché non sono figli di scomparsi ma bambini rubati, venduti o dati in una forma illegale di adozione”.

Conferma il giudice Pablo Parenti che ha aperto un’indagine su questo fenomeno: “Più ci addentriamo nelle investigazioni per indentificare i figli dei desaparecidos più ci scontriamo con un fenomeno molto diverso, però parallelo. Riguarda decine di migliaia di iscrizioni irregolari all’anagrafe avvenute nel nostro paese nel corso di molti anni. Un fenomeno che adesso sappiamo, e possiamo provare, è stato molto più ampio di quello che sospettavamo”.

La cosa non attira la stessa attenzione da parte dello Stato. Si fa finta di niente o si sottostima attribuendola a una di quelle pratiche che un tempo, quando era possibile anche alterare i registri delle nascite, si applicava lasciando qualche mancia in cambio del silenzio o della complicità. Comprare e vendere figli passava sotto silenzio. Per aiutare ragazze madri disperate senza alcun sostentamento, coprire scandali per gravidanze indesiderate e fare felici coppie sterili. Tutto in modo illegale.

Sono sorti gruppi, fondate associazioni, aperte pagine sui social, che raccolgono appelli e richieste. Ma le ricerche non sono facili. La Banca del dna sostenuta anche dallo Stato si limita a memorizzare i tratti genetici delle vittime della dittatura militare. Gli altri devono arrangiarsi. Il governo di Mauricio Macri aveva riconosciuto il lavoro svolto dalla Red, un protocollo per il ricongiungimento familiare. Aveva anche creato un programma nazionale sul diritto all’identità biologica da affidare alla Segreteria dei Diritti Umani. Ma il progetto è rimasto sulla carta.

Adesso anche questi figli di un Dio minore chiedono maggiore attenzione e spingono per ottenere la loro verità. Non è semplice. Il tema è delicato, apre strade incerte, rischia nuovi traumi che l’Argentina non vuole sopportare. “Chiediamo solo di avere gli stessi diritti”, insistono migliaia di presunti figli alla ricerca dei propri genitori biologici. “Anche per noi non è facile ma il desiderio di verità è più forte”. Qualcuno ci è riuscito. Grazie alla Banca genetica delle Nonne di Plaza de Mayo. Con delle sorprese: due donne hanno scoperto di essere sorelle. Di padre diverso.

Fonte: Repubblica

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